Le minusvalenze sono le perdite che realizzi quando vendi uno strumento finanziario a un prezzo inferiore al costo di acquisto, o quando l’emittente te lo rimborsa a un valore inferiore. Il Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) le disciplina come componenti negativi dei redditi diversi di natura finanziaria, quindi puoi compensarle con le plusvalenze della stessa categoria realizzate nello stesso anno e nei quattro anni successivi, ma non con dividendi, cedole e guadagni di ETF e fondi.
In questa guida analizziamo come funziona la compensazione nel 2026, quali strumenti recuperano le minusvalenze, quando scadono e come le gestisce la banca. Spieghiamo anche perché le perdite degli ETF non si compensano con i guadagni di altri ETF e cosa prevede la riforma dei redditi finanziari.
Cosa sono le minusvalenze?
La minusvalenza è la differenza negativa tra il prezzo di vendita, o di rimborso, di uno strumento finanziario e il suo costo di acquisto, compresi gli oneri accessori. La minusvalenza si realizza solo con la vendita o con il rimborso del titolo da parte dell’emittente. Una perdita sulla carta, cioè un titolo che detieni ancora e che quota sotto il prezzo di carico, non produce effetti fiscali.
Le minusvalenze possono derivare da azioni, obbligazioni, fondi comuni, ETF, ETC, ETN, certificati e derivati. L’articolo 67 del TUIR elenca le plusvalenze tra i redditi diversi di natura finanziaria e l’articolo 68 stabilisce come si sottraggono le minusvalenze.
L’insieme delle minusvalenze non ancora compensate si chiama zainetto fiscale. Nell’home banking compare di solito alla voce “posizione fiscale” o “minusvalenze accantonate”, con l’importo e l’anno di scadenza di ciascuna perdita.
Come funzionano le minusvalenze?
Le minusvalenze riducono l’imponibile delle plusvalenze che rientrano tra i redditi diversi, cioè i guadagni da vendita di azioni, obbligazioni, ETC, ETN, certificati e derivati. Secondo l’articolo 68, comma 5, del TUIR, la parte non compensata si riporta negli anni successivi, ma non oltre il quarto.
Le plusvalenze sono soggette a un’imposta sostitutiva del 26%. Per i titoli di Stato italiani e degli Stati della white list l’aliquota è ridotta al 12,5%. Per rispettare questa aliquota, la plusvalenza concorre alla compensazione solo per il 48,08% del suo importo (12,5 diviso 26).
Chi investe tramite una banca o una SIM italiana adotta di norma il regime amministrato. In questo regime l’intermediario agisce come sostituto d’imposta, cioè calcola le plusvalenze e le minusvalenze, compensa in automatico e versa l’imposta al tuo posto, senza obblighi in dichiarazione. Nel regime dichiarativo, tipico dei broker esteri, sei tu a indicare plusvalenze e minusvalenze nella dichiarazione dei redditi.
Un esempio semplice chiarisce il meccanismo. Acquisti le azioni A per 1.000 € e le vendi a 800 €, con una minusvalenza di 200 €. Nello stesso anno vendi le azioni B con una plusvalenza di 1.500 €.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Minusvalenza sulle azioni A (1.000 € − 800 €) | 200 € |
| Plusvalenza sulle azioni B | 1.500 € |
| Imponibile dopo la compensazione | 1.300 € |
| Imposta al 26% con la compensazione | 338 € |
| Imposta al 26% senza la compensazione | 390 € |
Con la compensazione l’imponibile si riduce a 1.300 € e l’imposta ammonta a 338 €. Senza la minusvalenza avresti versato 390 €, quindi il risparmio fiscale ammonta a 52 €, pari al 26% della perdita.
Quali strumenti compensano le minusvalenze?
Le minusvalenze si compensano solo con proventi classificati come redditi diversi, cioè con le plusvalenze su azioni, obbligazioni, titoli di Stato, ETC, ETN, certificati e derivati. Non si compensano con i redditi di capitale, cioè dividendi, cedole, interessi e plusvalenze di ETF e fondi comuni.
Tabella di compensazione delle minusvalenze
La tabella riassume il trattamento dei principali proventi finanziari per un investitore persona fisica nel 2026.
| Provento | Tipo di reddito | Compensa le minusvalenze? | Aliquota |
|---|---|---|---|
| Plusvalenze su azioni | Reddito diverso | Sì | 26% |
| Plusvalenze su obbligazioni societarie | Reddito diverso | Sì | 26% |
| Plusvalenze su titoli di Stato e white list | Reddito diverso | Sì, per il 48,08% | 12,5% |
| Plusvalenze su ETC ed ETN | Reddito diverso | Sì | 26% |
| Plusvalenze e premi dei certificati | Reddito diverso | Sì | 26% |
| Plusvalenze su derivati (opzioni, futures) | Reddito diverso | Sì | 26% |
| Plusvalenze su ETF e fondi comuni | Reddito di capitale | No | 26% (12,5% sulla quota in titoli di Stato) |
| Dividendi di azioni, ETF e fondi | Reddito di capitale | No | 26% |
| Cedole di obbligazioni | Reddito di capitale | No | 26% (12,5% sui titoli di Stato) |
| Interessi di conti deposito | Reddito di capitale | No | 26% |
| Plusvalenze su cripto-attività | Reddito diverso, categoria separata | Solo minusvalenze cripto | 33% dal 2026 |
Due righe della tabella meritano attenzione. I titoli di Stato compensano le minusvalenze solo in parte, per effetto dell’aliquota ridotta. Le cripto-attività formano invece una categoria separata. Le minusvalenze su criptovalute si compensano solo con plusvalenze su criptovalute, entro il quarto anno successivo (art. 68, comma 9-bis, del TUIR).
Recupero delle minusvalenze con i titoli di Stato
Con un BTP o un altro titolo di Stato in guadagno recuperi le minusvalenze più lentamente, perché solo il 48,08% della plusvalenza concorre alla compensazione. Per assorbire 1.000 € di minusvalenze ti occorre una plusvalenza di circa 2.080 € su titoli di Stato, contro 1.000 € su azioni o certificati.
| Strumento in guadagno | Plusvalenza necessaria per 1.000 € di minusvalenze |
|---|---|
| Azioni, ETC, ETN, certificati, obbligazioni societarie | 1.000 € |
| Titoli di Stato e white list | 2.080 € |
| ETF e fondi comuni | Non compensano |
Un esempio con le cifre. Hai realizzato una minusvalenza di 2.000 € sulle azioni e nello stesso anno vendi un BTP con una plusvalenza di 3.000 €.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Minusvalenza sulle azioni | 2.000 € |
| Plusvalenza sul BTP | 3.000 € |
| Quota compensabile della plusvalenza (48,08%) | 1.442,40 € |
| Imposta del 12,5% evitata | 375 € |
| Minusvalenza residua nello zainetto | 557,60 € |
La quota compensabile del BTP, pari a 1.442,40 €, è inferiore alla minusvalenza. L’imposta di 375 € sul BTP si azzera e nello zainetto fiscale è accantonata una minusvalenza residua di 557,60 €, che puoi compensare fino alla sua scadenza.
Le minusvalenze di ETF e fondi si possono compensare?
Sì, le minusvalenze di ETF e fondi comuni si possono compensare, ma solo con plusvalenze di azioni, obbligazioni, ETC, ETN, certificati o derivati. La minusvalenza su un ETF o un fondo si sottrae dai redditi diversi, mentre il guadagno su un ETF o un fondo costituisce un reddito di capitale (art. 44 del TUIR). Per questo le due voci non sono compensabili tra loro.
Questa asimmetria produce effetti che sorprendono molti investitori. Se vendi l’ETF A con una perdita di 3.000 € e l’ETF B con un guadagno di 3.000 €, la banca applica comunque l’imposta del 26% sul guadagno, pari a 780 €, e accantona la perdita nello zainetto fiscale.
La regola si applica agli ETF e ai fondi armonizzati, che costituiscono la grande maggioranza di quelli collocati in Italia. Gli ETC e gli ETN, che replicano materie prime o indici con un titolo di debito, generano invece plusvalenze compensabili. Per capire la differenza tra questi strumenti puoi consultare la guida su cosa sono gli ETF.
Per costruire un metodo di investimento che consideri anche la fiscalità, scopri il libro “VISIONE FINANZIARIA” su Amazon.
Come si recuperano le minusvalenze?
Recuperi le minusvalenze quando realizzi plusvalenze classificate come redditi diversi presso lo stesso intermediario, entro la scadenza di ciascuna perdita. Nel regime amministrato la banca compensa in automatico a ogni vendita in guadagno, utilizzando le minusvalenze accantonate.
I metodi più comuni sono questi:
- Azioni in guadagno: se il portafoglio già comprende azioni con una plusvalenza latente, venderle e riacquistarle consolida il guadagno, lo compensa con la minusvalenza e aumenta il prezzo di carico. Ricorda di includere commissioni e spread nel calcolo.
- Titoli di Stato e obbligazioni: le plusvalenze compensano le minusvalenze, quelle dei titoli di Stato solo per il 48,08%. Anche la differenza tra il prezzo di acquisto sotto la pari e il valore di rimborso costituisce una plusvalenza, al netto dello scarto di emissione, che è un reddito di capitale.
- ETC ed ETN: un ETC sull’oro, se è coerente con la tua strategia, genera plusvalenze interamente compensabili.
- Certificati: plusvalenze e premi sono redditi diversi, ma sono strumenti complessi, con costi impliciti e rischio dell’emittente. Sottoscriverli solo per recuperare lo zainetto fiscale è una scelta che sconsigliamo.
Lo zainetto fiscale è legato al singolo intermediario. Le minusvalenze accantonate presso la banca A non si compensano con le plusvalenze realizzate presso la banca B, salvo il trasferimento descritto più avanti.
Quando scadono le minusvalenze?
Le minusvalenze scadono il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate. Una minusvalenza realizzata nel 2022 è compensabile fino al 31 dicembre 2026. Dal 1° gennaio 2027 la parte non compensata decade.
| Anno della minusvalenza | Ultimo giorno per compensarla |
|---|---|
| 2022 | 31 dicembre 2026 |
| 2023 | 31 dicembre 2027 |
| 2024 | 31 dicembre 2028 |
| 2025 | 31 dicembre 2029 |
| 2026 | 31 dicembre 2030 |
Prima della fine dell’anno conviene verificare nella posizione fiscale le minusvalenze in scadenza. Se nel portafoglio detieni strumenti con plusvalenze latenti compensabili, puoi valutare una vendita entro dicembre, con qualche giorno lavorativo di anticipo. Chiedi alla banca quale data considera per l’operazione, perché tra esecuzione e regolamento trascorrono di solito due giorni lavorativi.
Come trasferire le minusvalenze a un’altra banca?
Puoi trasferire le minusvalenze a un’altra banca solo chiudendo il rapporto presso l’intermediario in cui le hai realizzate. Alla chiusura l’intermediario rilascia una certificazione delle minusvalenze, che puoi utilizzare presso un altro rapporto in regime amministrato intestato agli stessi soggetti oppure nella dichiarazione dei redditi (art. 6 del d.lgs. 461/1997).
La certificazione indica l’importo e l’anno di origine di ogni minusvalenza, e conserva quindi le scadenze originarie. Il trasferimento dei titoli senza la chiusura del conto non sposta lo zainetto fiscale. Prima di scegliere un nuovo intermediario puoi confrontare costi e regime fiscale nella nostra recensione di Directa.
Come si dichiarano le minusvalenze nel 730?
Nel regime dichiarativo dichiari plusvalenze e minusvalenze nel quadro T del modello 730, presente dal modello 730/2024, oppure nel quadro RT del modello Redditi Persone fisiche. Nel regime amministrato non indichi nulla, perché la banca opera già come sostituto d’imposta.
Le minusvalenze vanno indicate nella dichiarazione relativa all’anno in cui le hai realizzate. È la condizione che l’articolo 68 del TUIR pone per riportarle negli anni successivi. Se non le dichiari, perdi il diritto a compensarle con le plusvalenze future e versi più imposte del dovuto.
La dichiarazione è necessaria anche per le minusvalenze certificate dalla banca alla chiusura di un rapporto, se non le trasferisci a un altro intermediario in regime amministrato. Con un broker estero, inoltre, compili il quadro RW per il monitoraggio fiscale e l’IVAFE.
Cosa cambia con la riforma dei redditi finanziari?
Al 20 ottobre 2026 le regole sulle minusvalenze non sono cambiate. La legge delega per la riforma fiscale (legge 111/2023, articolo 5) prevedeva una categoria unica di redditi finanziari, con la compensazione tra minusvalenze e redditi di capitale, ma il termine per i decreti attuativi è scaduto il 29 agosto 2026 senza un decreto su questo punto (Camera dei deputati, dossier sulla riforma fiscale).
Il decreto legislativo 148/2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’11 agosto 2026, dedica ai redditi finanziari due soli articoli, che aumentano dall’11% al 20% la ritenuta sui dividendi corrisposti ai fondi pensione europei e modificano l’affrancamento delle partecipazioni in Paesi a fiscalità privilegiata. Dal 1° gennaio 2027 le norme del TUIR confluiscono nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (d.lgs. 117/2026), che riordina le disposizioni in vigore.
Le perdite di ETF e fondi, quindi, continuano a compensarsi solo con plusvalenze da redditi diversi. Chi rinvia le scelte in attesa di una riforma rischia di lasciare scadere minusvalenze recuperabili.
Come gestire le minusvalenze nel tuo portafoglio?
In Vision SCF, come consulenti fee-only, consigliamo di trattare lo zainetto fiscale come un vantaggio da sfruttare, non come il criterio delle scelte di investimento. Un risparmio fiscale del 26% sulla perdita non giustifica uno strumento costoso o estraneo alla strategia.
Nelle analisi dei portafogli che riceviamo individuiamo spesso tre situazioni ricorrenti:
- Fondi in perdita con costi elevati: il passaggio a ETF con costi più bassi realizza una minusvalenza compensabile con azioni o titoli di Stato e riduce i costi futuri. La decisione si basa su costi, penali e obiettivi; il vantaggio fiscale è un effetto in più. Ne parliamo nella guida su come scegliere i fondi comuni.
- Minusvalenze sparse tra più banche: lo zainetto di ogni intermediario si compensa solo con le plusvalenze realizzate presso lo stesso intermediario. Concentrare gli investimenti su un unico rapporto, con la certificazione delle minusvalenze, ne facilita il recupero.
- Minusvalenze vicine alla scadenza: chi non controlla la posizione fiscale le scopre quando sono già decadute. Una verifica a ottobre o novembre consente di realizzare per tempo le plusvalenze latenti compensabili.
Per un quadro completo della fiscalità degli investimenti puoi consultare anche la guida sulla tassazione delle plusvalenze e quella su come investire in ETF.
Vuoi approfondire come gestire i tuoi investimenti con un metodo? Scopri il nostro libro “VISIONE FINANZIARIA” disponibile su Amazon.
Vision SCF è una società di consulenza finanziaria indipendente iscritta all’albo OCF (delibera n. 1925) e lavora con il modello fee-only: riceve compensi solo dai clienti che segue, con una parcella trasparente, e mai da banche, compagnie o venditori di prodotti. Puoi approfondire il servizio nella pagina sulla consulenza finanziaria indipendente.
Se vuoi analizzare il tuo zainetto fiscale e il tuo portafoglio con un professionista indipendente, contatta Vision SCF.
Domande frequenti sulle minusvalenze
Cosa succede se non recupero le minusvalenze?
Se non recuperi le minusvalenze entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui le hai realizzate, la parte non compensata decade e non è più utilizzabile. La perdita economica è definitiva e perdi il risparmio fiscale del 26% che la compensazione ti avrebbe garantito.
Quanto si recupera con le minusvalenze?
Con le minusvalenze recuperi il 26% della perdita sotto forma di minore imposta sulle plusvalenze future. Su una minusvalenza di 1.000 € il risparmio massimo ammonta a 260 €; con i titoli di Stato è necessaria una plusvalenza di circa 2.080 € per assorbire la stessa minusvalenza, perché concorre solo il 48,08% del guadagno.
Le minusvalenze degli ETF si possono compensare con le plusvalenze degli ETF?
No, le minusvalenze degli ETF non si possono compensare con le plusvalenze degli ETF. La minusvalenza su un ETF si sottrae dai redditi diversi, mentre il guadagno su un ETF costituisce un reddito di capitale. Per questo la minusvalenza si recupera solo con plusvalenze su azioni, obbligazioni, titoli di Stato, ETC, ETN, certificati o derivati.
Si possono compensare minusvalenze tra banche diverse?
No, nel regime amministrato le minusvalenze accantonate presso una banca non si compensano con le plusvalenze realizzate presso un’altra. Per trasferirle devi chiudere il rapporto e chiedere la certificazione delle minusvalenze, da consegnare a un nuovo intermediario intestato agli stessi soggetti o da indicare in dichiarazione.
Cosa succede se non dichiaro le minusvalenze?
Se sei nel regime dichiarativo e non dichiari le minusvalenze nell’anno in cui le hai realizzate, perdi il diritto a riportarle negli anni successivi. Nel regime amministrato, invece, non devi dichiararle, perché la banca le accantona e le compensa in automatico.
Ettore Bellò è consulente finanziario autonomo, iscritto all’Albo unico dei consulenti finanziari (delibera OCF n. 1926 del 30 maggio 2022), e cofondatore di Vision SCF, società di consulenza finanziaria indipendente con sede a Vicenza. Presta consulenza in materia di investimenti e pianificazione finanziaria a famiglie, professionisti e imprenditori, con una parcella trasparente e senza retrocessioni da banche o società prodotto.

