Il patto di famiglia è il contratto con cui l’imprenditore trasferisce, mentre è in vita, l’azienda o le quote di società a uno o più discendenti. Al contratto partecipano anche il coniuge e gli altri figli, che ricevono una somma o altri beni pari alla loro quota di legittima. Quanto assegnato con il patto non è soggetto a collazione né a riduzione.
Questa guida spiega chi deve partecipare al patto e come si calcola la liquidazione dei figli che non entrano in azienda. Indica anche quando il trasferimento è esente dall’imposta di donazione. Illustra poi, con un esempio in euro, cosa il patto non risolve nel patrimonio della famiglia. Vision SCF è una società di consulenza finanziaria indipendente iscritta all’albo OCF (delibera n. 1925) e lavora con il modello fee-only: riceve compensi solo dai clienti che segue, con una parcella trasparente, e mai da banche, compagnie o venditori di prodotti.
Cos’è il patto di famiglia
Il patto di famiglia è disciplinato dagli articoli da 768-bis a 768-octies del codice civile, introdotti dalla legge n. 55 del 2006. L’articolo 768-bis lo definisce come il contratto con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda a uno o più discendenti. La stessa regola si applica al titolare di partecipazioni societarie che trasferisce le proprie quote (codice civile, articolo 768-bis, testo vigente su Normattiva).
Il patto deroga al divieto dei patti successori. Di regola in Italia nessuno può disporre in vita della propria successione con un contratto. Il patto di famiglia consente invece di decidere oggi chi riceverà l’impresa e di definire subito i diritti degli altri eredi.
Il patto riguarda solo l’azienda e le partecipazioni societarie. Gli altri beni dell’imprenditore, come la casa, la liquidità e gli investimenti, seguono le regole ordinarie della successione o della donazione. Il contratto deve inoltre rispettare le norme sull’impresa familiare e le regole della società, per esempio i limiti alla cessione delle quote previsti dallo statuto.
Chi deve partecipare al patto di famiglia
Le parti del patto sono tre gruppi di persone:
- il disponente, cioè l’imprenditore o il socio che trasferisce l’azienda o le quote;
- gli assegnatari, cioè i discendenti che ricevono l’azienda o le quote, di solito figli o nipoti;
- i legittimari non assegnatari, cioè il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se la successione dell’imprenditore si aprisse in quel momento.
La partecipazione del coniuge e degli altri figli è obbligatoria secondo l’articolo 768-quater del codice civile. Il contratto richiede l’atto pubblico a pena di nullità (articolo 768-ter), quindi si stipula sempre davanti a un notaio.
Come funziona il patto di famiglia
La stipula di un patto di famiglia si sviluppa in quattro fasi, illustrate nello schema.
La fase più delicata è la liquidazione dei familiari che non ricevono l’azienda, spiegata nella sezione che segue.
Come si liquidano i figli che non ricevono l’azienda
L’articolo 768-quater del codice civile impone agli assegnatari di liquidare gli altri partecipanti con una somma corrispondente al valore della loro quota di legittima. I partecipanti possono rinunciare alla liquidazione in tutto o in parte. Le parti possono anche concordare una liquidazione in natura, cioè con beni diversi dal denaro (codice civile, articolo 768-quater).
L’imprenditore può inoltre assegnare direttamente beni propri ai familiari non assegnatari, nello stesso contratto o in un contratto successivo collegato al primo. Il valore di questi beni si imputa alla loro quota di legittima.
La legge non indica in modo esplicito la base di calcolo. Secondo l’interpretazione prevalente la quota si calcola sul solo valore dell’azienda o delle partecipazioni trasferite, come se fossero l’intero patrimonio. Per questo il valore dell’azienda si fissa nel contratto, di solito sulla base di una perizia di stima. La base di calcolo va comunque definita con il notaio.
Le quote di legittima dipendono dalla composizione della famiglia, secondo gli articoli 537 e 542 del codice civile. La tabella riporta i casi più frequenti.
| Familiari del disponente | Quota riservata al coniuge | Quota riservata ai figli |
|---|---|---|
| Coniuge e un figlio | 1/3 | 1/3 |
| Coniuge e due o più figli | 1/4 | 1/2, divisa in parti uguali |
| Un figlio, senza coniuge | nessuna | 1/2 |
| Due o più figli, senza coniuge | nessuna | 2/3, divisi in parti uguali |
Il figlio che riceve l’azienda è a sua volta un legittimario, quindi la sua quota non va liquidata. L’esempio che segue applica queste regole a una famiglia con due figli.
Un esempio con i numeri
Un esempio. Giorgio detiene il 100% delle quote di una srl, valutate 1.200.000 € da una perizia. Il suo patrimonio complessivo ammonta a 2.000.000 €, quindi l’azienda ne rappresenta il 60%. Con il patto di famiglia Giorgio trasferisce tutte le quote al figlio Matteo, che lavora in azienda. Alla moglie Anna e alla figlia Chiara spetta, come quota di legittima, un quarto del valore delle quote ciascuna, cioè 300.000 €. Anna rinuncia alla liquidazione, Chiara no. Matteo deve quindi versare a Chiara 300.000 €.
Esempio illustrativo: persone, nomi e numeri sono inventati e ricalcano situazioni frequenti. Non rappresentano clienti reali né risultati garantiti.
La tabella confronta il valore che riceve Matteo, al netto delle somme da liquidare, con e senza la rinuncia di Anna.
| Voce | Anna rinuncia | Anna non rinuncia |
|---|---|---|
| Valore delle quote ricevute da Matteo | 1.200.000 € | 1.200.000 € |
| Liquidazione a Chiara (1/4) | 300.000 € | 300.000 € |
| Liquidazione ad Anna (1/4) | 0 € | 300.000 € |
| Valore netto per Matteo | 900.000 € | 600.000 € |
I numeri evidenziano un problema pratico. Matteo riceve quote di una società, non denaro, ma deve versare 300.000 € alla sorella. Prima della firma la famiglia deve quindi stabilire da dove provengono queste somme. Le soluzioni più comuni sono i risparmi dell’assegnatario, un finanziamento, un pagamento dilazionato concordato con la sorella o l’assegnazione diretta a Chiara di altri beni di Giorgio.
Patto di famiglia e imposte: quando il trasferimento è esente
L’articolo 3, comma 4-ter, del Testo unico dell’imposta sulle successioni e donazioni (d.lgs. 346/1990) esclude dall’imposta i trasferimenti di aziende, quote e azioni a favore dei discendenti e del coniuge, anche tramite patto di famiglia. Il testo vigente, modificato dal d.lgs. 139/2024 con effetto dal 1° gennaio 2025, fissa queste condizioni:
- azienda o ramo d’azienda: gli assegnatari devono proseguire l’attività d’impresa per almeno cinque anni dal trasferimento;
- quote o azioni di società di capitali: l’esenzione si applica solo alle partecipazioni con cui l’assegnatario acquisisce o integra il controllo, che deve detenere per almeno cinque anni;
- quote di altre società, come le società di persone: gli assegnatari devono mantenerne la titolarità per almeno cinque anni.
Nell’atto gli assegnatari sottoscrivono una dichiarazione di impegno a rispettare queste condizioni. Se non le rispettano, perdono l’esenzione e devono versare l’imposta ordinaria, la sanzione e gli interessi (d.lgs. 346/1990, testo vigente su Normattiva).
Come viene tassata la liquidazione degli altri familiari
L’esenzione riguarda solo il trasferimento dell’azienda o delle quote. La somma che l’assegnatario versa agli altri familiari è invece soggetta all’imposta di donazione. Per anni è rimasto aperto un dubbio sull’aliquota e sulla franchigia da applicare.
Con l’ordinanza n. 32823 del 2018 la Corte di Cassazione aveva considerato il rapporto tra assegnatario e familiare liquidato. Tra fratelli, quindi, si applicava una franchigia di 100.000 € e un’aliquota del 6%. Con la sentenza n. 29506 del 2020 la Cassazione ha modificato il proprio orientamento. La liquidazione si considera una donazione dell’imprenditore al familiare. Tra genitore e figlio si applicano quindi la franchigia di 1.000.000 € e l’aliquota del 4% previste dall’articolo 56 del Testo unico.
L’Agenzia delle Entrate ha recepito il nuovo orientamento con la risoluzione n. 12/E del 14 febbraio 2025 e ha invitato gli uffici a riesaminare le controversie in corso (Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 12/E del 14 febbraio 2025). Il grafico confronta l’imposta sulla liquidazione della figlia con i due criteri, nell’esempio e con un’azienda più grande.
Nell’esempio la liquidazione di Chiara ammonta a 300.000 €. Con il criterio attuale rientra nella franchigia di 1.000.000 € e non genera imposta. Con il criterio del 2018 avrebbe comportato un’imposta di 12.000 €. Con quote valutate 5.000.000 € la liquidazione di un quarto ammonta a 1.250.000 € e l’imposta a 10.000 €, contro 69.000 € con il vecchio criterio.
Ai fini della franchigia si sommano anche le donazioni già ricevute dallo stesso donante (articolo 57 del Testo unico). Una donazione precedente dal padre alla figlia riduce quindi la parte esente della liquidazione. Esempio a scopo illustrativo, calcolato sulle regole in vigore a ottobre 2026. La tassazione del caso concreto va verificata con il notaio e il commercialista.
Cosa il patto di famiglia non risolve
Il patto definisce chi riceve l’impresa e protegge l’assegnatario da future contestazioni sulla legittima. Lascia però aperte alcune questioni patrimoniali che conviene affrontare prima della firma:
- il resto del patrimonio: casa, liquidità e investimenti sono esclusi dal patto e si trasmettono con la successione ordinaria, con le quote di legittima calcolate sull’intero patrimonio;
- il reddito dell’imprenditore: dopo il trasferimento delle quote l’imprenditore non percepisce più gli utili della società. Deve quindi verificare che pensione e patrimonio residuo coprano le sue spese;
- le garanzie personali: le fideiussioni prestate dall’imprenditore a garanzia dei debiti della società continuano a obbligarlo finché la banca non lo libera;
- i patti tra soci: se nella società sono presenti altri soci, lo statuto e gli eventuali patti parasociali possono limitare il trasferimento delle quote;
- i legittimari sopravvenuti: un nuovo coniuge o un figlio nato dopo il patto possono chiedere agli assegnatari il pagamento della loro quota. La somma è aumentata degli interessi legali (articolo 768-sexies del codice civile).
Nell’esempio, dopo il patto Giorgio detiene ancora 800.000 € tra casa, liquidità e investimenti. Con questo patrimonio e con la pensione deve sostenere le spese della coppia per il resto della vita. Una pianificazione pensionistica preparata prima del passaggio indica se il reddito sarà sufficiente. Allo stesso modo conviene stabilire quanta liquidità tenere sul conto e quanta investire.
L’imprenditore che concentra il 60% del patrimonio in una sola società è esposto anche al rischio di quell’impresa. Il passaggio generazionale è il momento adatto per valutare come diversificare il patrimonio che la famiglia continua a detenere.
Vuoi approfondire come proteggere al meglio i tuoi risparmi? Scopri il nostro libro “VISIONE FINANZIARIA” disponibile su Amazon.
Patto di famiglia o donazione dell’azienda
L’imprenditore può trasferire l’azienda a un figlio anche con una semplice donazione. La tabella confronta le due strade.
| Aspetto | Patto di famiglia | Donazione |
|---|---|---|
| Partecipazione degli altri familiari | Obbligatoria | Non richiesta |
| Collazione e azione di riduzione | Escluse per quanto ricevuto con il patto | Possibili all’apertura della successione |
| Liquidazione degli altri legittimari | Al momento del patto | Eventuale, dopo la morte del donante |
| Esenzione dall’imposta di donazione | Sì, alle condizioni dell’articolo 3, comma 4-ter | Sì, alle stesse condizioni |
| Forma | Atto pubblico | Atto pubblico |
La differenza principale riguarda la stabilità del trasferimento. Con la donazione gli altri eredi possono contestare l’attribuzione dopo la morte del donante, se lede la loro quota di legittima. Con il patto di famiglia i diritti di tutti vengono definiti e soddisfatti subito, con il loro consenso. In cambio il patto richiede l’accordo di tutta la famiglia e la disponibilità delle somme per la liquidazione.
Come si scioglie o si modifica un patto di famiglia
Secondo l’articolo 768-septies del codice civile, le stesse persone che hanno concluso il patto possono scioglierlo o modificarlo in due modi:
- con un nuovo contratto, che deve avere le stesse caratteristiche del primo;
- con il recesso, solo se il contratto lo prevede espressamente, tramite una dichiarazione agli altri contraenti certificata da un notaio.
Chi ha partecipato al patto può inoltre impugnarlo per errore, violenza o dolo entro un anno (articolo 768-quinquies). Le controversie sul patto si sottopongono prima a un tentativo di conciliazione (articolo 768-octies).
Come ti aiutiamo a preparare il passaggio dell’azienda
L’atto si stipula con il notaio e gli aspetti fiscali si verificano con il commercialista. In Vision SCF ci occupiamo della parte patrimoniale con la pianificazione finanziaria. Calcoliamo quanta liquidità è necessaria per la liquidazione degli altri figli. Verifichiamo che reddito e patrimonio residuo dell’imprenditore coprano le sue spese e analizziamo come diversificare il patrimonio esterno all’azienda.
Non vendiamo prodotti finanziari né polizze e non riceviamo retrocessioni. Ti forniamo un’analisi dei numeri della famiglia, così le scelte da formalizzare nel patto si basano su dati verificati.
Domande frequenti
Il patto di famiglia può trasferire beni immobili?
Il patto di famiglia trasferisce solo l’azienda o le partecipazioni societarie. Gli immobili rientrano nel patto solo se sono compresi nell’azienda o appartengono alla società di cui si trasferiscono le quote. Gli altri immobili dell’imprenditore possono essere assegnati ai familiari non assegnatari come liquidazione in natura, imputata alla loro quota di legittima.
Come si recede da un patto di famiglia?
Il recesso è possibile solo se il contratto lo prevede espressamente. Chi recede invia agli altri contraenti una dichiarazione certificata da un notaio (articolo 768-septies del codice civile). In alternativa tutte le parti possono sciogliere o modificare il patto con un nuovo contratto, sempre per atto pubblico.
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del patto di famiglia?
Il vantaggio principale è la stabilità. Quanto ricevuto con il patto non è soggetto a collazione né all’azione di riduzione, quindi gli altri eredi non possono contestarlo alla morte dell’imprenditore. Gli svantaggi sono la necessità del consenso del coniuge e di tutti i legittimari e la disponibilità delle somme per liquidarli al momento della firma.
Quante imposte si pagano con il patto di famiglia?
Il trasferimento dell’azienda o delle quote ai discendenti è esente dall’imposta di donazione, se l’assegnatario prosegue l’attività o mantiene il controllo per almeno cinque anni. La liquidazione degli altri familiari è soggetta all’imposta di donazione come se provenisse dall’imprenditore. Tra genitore e figlio si applica quindi la franchigia di 1.000.000 € e, sull’eccedenza, l’aliquota del 4%.
Cosa succede se dopo il patto di famiglia nasce un altro figlio?
Il figlio nato dopo il patto, come un nuovo coniuge, non ha partecipato al contratto. All’apertura della successione dell’imprenditore può chiedere agli assegnatari il pagamento della sua quota, calcolata come nel patto e aumentata degli interessi legali (articolo 768-sexies del codice civile).
Ettore Bellò è consulente finanziario autonomo, iscritto all’Albo unico dei consulenti finanziari (delibera OCF n. 1926 del 30 maggio 2022), e cofondatore di Vision SCF, società di consulenza finanziaria indipendente con sede a Vicenza. Presta consulenza in materia di investimenti e pianificazione finanziaria a famiglie, professionisti e imprenditori, con una parcella trasparente e senza retrocessioni da banche o società prodotto.

