La gestione patrimoniale è un servizio di investimento con cui affidi il tuo patrimonio a una banca, a una SIM o a una SGR. Il gestore sceglie e compra gli strumenti finanziari al posto tuo, entro i limiti di rischio fissati nel contratto. Il costo comprende la commissione di gestione con l’IVA, i costi degli strumenti detenuti e l’imposta di bollo.
Questa guida spiega come funziona la gestione patrimoniale secondo il Testo unico della finanza e in cosa si differenzia dalla consulenza indipendente. Scompone poi i costi su un esempio da 500.000 € e illustra come viene tassato il risultato. È scritta da chi non vende gestioni né altri prodotti finanziari. Vision SCF è una società di consulenza finanziaria indipendente iscritta all’albo OCF (delibera n. 1925) e lavora con il modello fee-only: riceve compensi solo dai clienti che segue, con una parcella trasparente, e mai da banche, compagnie o venditori di prodotti.
Cos’è la gestione patrimoniale
Il Testo unico della finanza (TUF, d.lgs. 58/1998) chiama questo servizio “gestione di portafogli”. All’articolo 1 lo definisce come la gestione, “su base discrezionale e individualizzata”, di portafogli di investimento nell’ambito di un mandato conferito dai clienti. Nel linguaggio comune il servizio è chiamato gestione patrimoniale, gestione di patrimoni o GP.
Discrezionale significa che il gestore decide le singole operazioni senza chiedere ogni volta il tuo consenso. Individualizzata significa che il portafoglio è costruito per te ed è separato da quello degli altri clienti. In un fondo comune, invece, il denaro di tutti i partecipanti forma un patrimonio unico e ognuno detiene delle quote.
Secondo la Consob la gestione di portafogli è riservata alle banche, alle SIM e alle SGR autorizzate e alle imprese di investimento estere abilitate in Italia (Consob, “Gli operatori finanziari”, consultata il 19/10/2026). I consulenti finanziari autonomi e le società di consulenza finanziaria non possono prestarla.
Come funziona una gestione patrimoniale
Una gestione patrimoniale si sviluppa in quattro fasi, illustrate nello schema.
Ogni fase comporta regole precise, spiegate nei paragrafi che seguono.
Il profilo e il contratto
Prima di firmare compili il questionario MiFID, che registra conoscenze, esperienza, situazione finanziaria, obiettivi e tolleranza al rischio. Il gestore deve proporti una linea di gestione adeguata a questo profilo.
Il contratto stabilisce i confini della delega. Il Regolamento intermediari della Consob (delibera n. 20307 del 2018, articolo 38) richiede che indichi almeno questi elementi:
- i tipi di strumenti finanziari che il gestore può acquistare e gli eventuali limiti;
- gli obiettivi di gestione e il livello di rischio entro cui il gestore esercita la sua discrezionalità;
- l’eventuale uso della leva finanziaria;
- il parametro di riferimento (benchmark) con cui confrontare il rendimento, se significativo;
- l’eventuale delega della gestione a un altro soggetto;
- il metodo e la frequenza di valutazione degli strumenti in portafoglio.
Le linee di gestione
Le banche e le SGR offrono di solito più linee, dalla più prudente, investita soprattutto in obbligazioni, alla più dinamica, investita soprattutto in azioni. Le linee si distinguono anche per gli strumenti utilizzati:
- gestioni in fondi (GPF), investite in quote di fondi comuni, SICAV o ETF;
- gestioni in titoli (GPM), investite direttamente in azioni e obbligazioni, talvolta con una parte in fondi o ETF.
La distinzione incide sui costi, perché in una gestione in fondi al costo del servizio si sommano i costi dei fondi detenuti.
I tuoi diritti durante il mandato
L’articolo 24 del TUF garantisce al cliente due diritti che il contratto non può limitare. Puoi impartire al gestore istruzioni vincolanti sulle operazioni da compiere e puoi recedere dal contratto in ogni momento (TUF, articolo 24, testo vigente su Normattiva). Prima della firma verifica nel contratto i tempi di liquidazione e gli eventuali costi collegati all’uscita.
Il gestore ti invia periodicamente il rendiconto della gestione. Ogni anno ti invia anche il rendiconto dei costi sostenuti, con le spese del servizio e degli strumenti espresse in euro.
Differenze tra gestione patrimoniale e consulenza indipendente
Nella gestione patrimoniale deleghi le decisioni. Nella consulenza ricevi raccomandazioni personalizzate e decidi tu se eseguirle. Il TUF definisce la consulenza in materia di investimenti come la prestazione di raccomandazioni personalizzate su operazioni relative a strumenti finanziari. La tabella confronta i due servizi.
| Aspetto | Gestione patrimoniale | Consulenza indipendente |
|---|---|---|
| Chi decide le operazioni | Il gestore, entro i limiti del mandato | Tu, sulla base delle raccomandazioni ricevute |
| Chi esegue gli ordini | Il gestore | Tu, presso la tua banca o il tuo intermediario |
| Dove sono depositati i titoli | In un conto a tuo nome, separato dal patrimonio del gestore | In un conto a tuo nome presso la banca da te scelta |
| Come viene pagato il servizio | Commissione di gestione, a volte con commissione di performance | Parcella pagata dal cliente |
| Compensi da terzi | Vietati o restituiti al cliente | Vietati o restituiti al cliente |
| IVA sul compenso | 22% | 22% |
Le righe più rilevanti per chi deve scegliere sono quelle su chi decide e su come viene pagato il servizio, spiegate di seguito.
Con la gestione deleghi tempo e decisioni, ma rinunci al controllo sulle singole scelte. Con la consulenza mantieni il controllo e devi eseguire tu le operazioni. Una società di consulenza finanziaria iscritta all’albo OCF non può detenere il denaro né i titoli dei clienti, come ricorda la Consob nella pagina citata sopra. Il patrimonio è quindi sempre depositato presso la banca o l’intermediario scelto dal cliente.
Le differenze tra il consulente di una banca e un consulente pagato solo dal cliente sono illustrate nella guida consulente indipendente o consulente della banca.
Quanto costa una gestione patrimoniale
Il costo di una gestione patrimoniale si compone di più voci, che si sommano ogni anno:
- commissione di gestione, una percentuale annua del patrimonio gestito, addebitata con la periodicità indicata nel contratto;
- IVA del 22% sulla commissione di gestione, applicata dal 1° gennaio 2013 alla gestione individuale di portafogli (Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 52/E del 16 maggio 2014);
- commissione di performance, se prevista dal contratto, cioè una percentuale del rendimento ottenuto oltre il parametro di riferimento;
- costi degli strumenti, cioè i costi correnti (TER) dei fondi e degli ETF detenuti, già compresi nel loro prezzo;
- costi di negoziazione delle operazioni di acquisto e vendita, se il contratto non li include nella commissione;
- imposta di bollo dello 0,20% annuo sul valore del patrimonio, comune a ogni deposito di strumenti finanziari.
I costi degli strumenti sono la voce meno visibile, perché sono già compresi nel prezzo dei fondi e non compaiono come addebito sul conto. Il rendiconto dei costi li riporta comunque in euro.
Le retrocessioni nelle gestioni in fondi
Nella gestione di portafogli il gestore non può trattenere compensi pagati da terzi. Un esempio sono le retrocessioni che le case di fondi riconoscono a chi distribuisce i loro prodotti. Lo stabilisce l’articolo 24, comma 1-bis, del TUF. L’articolo 54 del Regolamento intermediari della Consob impone al gestore di trasferire integralmente al cliente questi compensi, se li percepisce (Consob, Regolamento intermediari, testo aggiornato ad agosto 2022).
La regola non elimina però il costo dei fondi, che è a carico del cliente. Se la gestione investe in fondi di una società dello stesso gruppo, il gruppo percepisce sia la commissione di gestione sia le commissioni dei fondi. Per questo conviene verificare quanta parte del portafoglio è investita in prodotti della stessa casa. Il tema è approfondito nella guida sui costi occulti della consulenza in banca.
Due gestioni patrimoniali a confronto su 500.000 euro
Consideriamo un patrimonio di 500.000 € affidato a una gestione patrimoniale bilanciata, con una commissione di gestione dell’1,2% annuo, un valore scelto per l’esempio. Confrontiamo due gestioni patrimoniali con la stessa commissione, che si distinguono solo per gli strumenti detenuti:
- una GP in fondi, con costi correnti dell’1,47% annuo, pari alla media dei fondi bilanciati europei calcolata dall’ESMA per il periodo 2020-2024;
- una GP in ETF, con costi correnti dello 0,22% annuo, pari alla media degli ETF azionari nello stesso rapporto. Gli ETF obbligazionari passivi presentano costi simili, intorno allo 0,2%.
I dati dei fondi provengono dal rapporto dell’ESMA “Costs and Performance of EU Retail Investment Products 2025”, pubblicato il 3 marzo 2026 (ESMA, comunicato del rapporto). L’ESMA è l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati.
| Costo annuo | GP in fondi | GP in ETF |
|---|---|---|
| Commissione di gestione (1,2%) | 6.000 € | 6.000 € |
| IVA sulla commissione (22%) | 1.320 € | 1.320 € |
| Costi correnti degli strumenti | 7.350 € | 1.100 € |
| Imposta di bollo (0,20%) | 1.000 € | 1.000 € |
| Totale annuo | 15.670 € (3,13%) | 9.420 € (1,88%) |
La tabella conferma che, a parità di commissione, gli strumenti detenuti determinano gran parte della differenza. Il grafico riporta gli stessi costi sommati su dieci anni.
In dieci anni la GP in fondi comporta costi per 156.700 €, la GP in ETF per 94.200 €. La differenza ammonta a 62.500 €, a parità di commissione di gestione.
Il dato ESMA sui fondi riguarda le quote destinate ai clienti al dettaglio, che comprendono anche le retrocessioni ai distributori. Se la gestione utilizza classi di quote istituzionali o restituisce le retrocessioni, il costo netto dei fondi è più basso. Secondo l’ESMA un investitore istituzionale sostiene costi correnti pari a circa la metà di quelli di un investitore al dettaglio. Il rendiconto dei costi della gestione riporta l’importo effettivo.
Esempio a scopo illustrativo. Il calcolo considera costante il valore del patrimonio ed esclude rendimenti, commissioni di performance, costi di negoziazione e imposte sul risultato. Supponiamo una commissione di performance del 20%. Se in un anno il rendimento supera di 2 punti il parametro di riferimento, il costo aggiuntivo ammonta a 2.000 € più IVA.
Come viene tassata la gestione patrimoniale
La gestione patrimoniale applica di norma il regime del risparmio gestito, previsto dall’articolo 7 del d.lgs. 461/1997. Le regole principali sono queste:
- l’imposta sostitutiva si applica ogni anno sul risultato maturato della gestione, anche se non vendi nulla;
- l’aliquota è del 26%, ridotta di fatto al 12,5% sulla parte di risultato derivante da titoli di Stato italiani e dei Paesi della white list, l’elenco degli Stati che scambiano informazioni fiscali con l’Italia;
- il risultato si calcola al netto delle commissioni e degli oneri della gestione;
- un risultato negativo riduce i risultati dei quattro anni successivi;
- il gestore calcola e versa l’imposta, quindi non devi indicare nulla nella dichiarazione dei redditi.
La terza regola produce un effetto concreto. Nell’esempio la commissione di gestione e l’IVA ammontano a 7.320 €. In un anno con un risultato positivo e sufficiente a coprirle, riducono l’imposta fino a circa 1.903 €.
Nel regime amministrato, applicato di solito a un conto titoli ordinario, le commissioni pagate per comprare e vendere i titoli riducono il guadagno tassato. Per esempio, se compri un ETF a 10.000 € e paghi 10 € di commissione, l’imposta si calcola come se l’avessi pagato 10.010 €. Altre spese invece non sono deducibili. Sono la parcella del consulente, i costi di custodia del conto titoli e l’imposta di bollo.
La prima regola produce invece un effetto sfavorevole nel lungo periodo. Nel regime gestito l’imposta si applica ogni anno anche sui guadagni non realizzati, cioè sugli aumenti di valore dei titoli che il gestore non ha venduto. La parte versata come imposta non è più investita e non matura altri rendimenti. In un conto titoli in regime amministrato, con ETF o fondi ad accumulazione, l’imposta sul guadagno si applica solo alla vendita. Fino a quel momento l’intero capitale continua a generare rendimento.
La tabella illustra l’effetto su 500.000 € investiti, con un rendimento ipotetico del 4% annuo costante e un’aliquota del 26%.
| Patrimonio netto dopo | Imposta ogni anno (regime gestito) | Imposta solo alla vendita (regime amministrato) |
|---|---|---|
| 10 anni | 669.353 € | 677.690 € |
| 20 anni | 896.067 € | 940.716 € |
Dopo 20 anni la differenza ammonta a 44.648 €, dopo 10 anni a 8.337 €. Lo svantaggio cresce con il tempo, perché ogni anno una parte dei guadagni esce dal patrimonio investito. Esempio a scopo illustrativo. Il rendimento del 4% è un’ipotesi di calcolo e non una previsione. Il calcolo esclude i costi, per isolare l’effetto dell’imposta. Nel regime amministrato si ipotizza la vendita di tutto il portafoglio alla fine del periodo.
Il regime gestito compensa in parte questo svantaggio con le altre regole dell’elenco. Le commissioni riducono la base imponibile e le perdite si compensano con tutti i redditi della gestione, compresi i proventi dei fondi.
Le regole citate sono quelle del testo vigente a ottobre 2026 (d.lgs. 461/1997, articolo 7, su Normattiva). Dal 1° gennaio 2027 la disciplina confluisce nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (d.lgs. 117/2026), che riordina le norme esistenti. Le regole sulla tassazione delle plusvalenze fuori dalla gestione sono spiegate in un’altra guida.
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Come verificare i costi nel rendiconto
Prima della firma il gestore deve consegnarti una stima dei costi del primo anno, detta informativa ex ante. Ogni anno ti invia poi il rendiconto ex post, con i costi effettivamente sostenuti. Nel rendiconto confronta tre importi:
- i costi del servizio, cioè commissione di gestione, IVA ed eventuale commissione di performance;
- i costi degli strumenti finanziari detenuti nella gestione;
- l’eventuale importo dei compensi di terzi restituiti al cliente.
Il totale in euro, diviso per il valore medio del patrimonio, ti indica il costo annuo effettivo in percentuale. La guida al rendiconto dei costi MiFID spiega riga per riga come interpretarlo.
Le domande da porre prima di firmare
Prima di sottoscrivere una gestione patrimoniale richiedi al gestore risposte scritte a queste domande:
- Qual è la commissione di gestione annua, IVA compresa?
- È prevista una commissione di performance? Su quale parametro si calcola e con quale percentuale?
- Quale quota del portafoglio è investita in fondi o prodotti di società dello stesso gruppo?
- Qual è il costo totale stimato del primo anno, in euro e in percentuale?
- Quale parametro di riferimento viene utilizzato per confrontare i risultati della linea?
- Sono previste commissioni di ingresso o di uscita, o un importo minimo da conferire?
- Con quale frequenza ricevo il rendiconto della gestione e dei costi?
Le risposte permettono di confrontare la gestione con altre soluzioni, come un portafoglio costruito con la consulenza di un professionista indipendente.
Quando la gestione patrimoniale può essere adatta
La gestione patrimoniale può essere adatta a chi non dispone del tempo o della volontà di seguire gli investimenti e preferisce delegare ogni decisione. Molte gestioni prevedono un importo minimo di conferimento, indicato nel contratto. Il servizio comporta inoltre costi annui più alti di un portafoglio di strumenti a basso costo detenuto in autonomia.
La consulenza indipendente può essere preferibile per chi vuole conservare il controllo delle scelte e conoscere in anticipo il costo del servizio. Nessuna delle due soluzioni è adatta a tutti, perché obiettivi, orizzonte temporale e costi vanno valutati sul caso concreto.
Come analizziamo una gestione patrimoniale
In Vision SCF non vendiamo gestioni né altri prodotti finanziari e non riceviamo retrocessioni. Quando un cliente ci sottopone una gestione patrimoniale, ne svolgiamo l’analisi del portafoglio partendo dal contratto e dal rendiconto dei costi. Calcoliamo il costo annuo complessivo in euro, verifichiamo la quota investita in prodotti del gruppo e confrontiamo i risultati con il benchmark dichiarato. Controlliamo anche che il livello di rischio della linea sia coerente con gli obiettivi.
Non ci limitiamo a consigliarti se mantenere o chiudere la gestione: ti forniamo un’analisi dei costi, dei rischi e delle alternative, così decidi sulla base dei numeri.
Domande frequenti
Cos’è una gestione patrimoniale in parole semplici?
Una gestione patrimoniale è un servizio con cui affidi il tuo patrimonio a una banca, a una SIM o a una SGR. Il gestore decide gli acquisti e le vendite al posto tuo, entro i limiti di rischio fissati nel contratto. Il portafoglio è separato dal patrimonio del gestore e puoi recedere dal contratto in ogni momento.
Quanto costa una gestione patrimoniale?
Il costo comprende la commissione di gestione con l’IVA del 22% e l’eventuale commissione di performance. Si aggiungono i costi correnti dei fondi o degli ETF detenuti e l’imposta di bollo dello 0,20%. Consideriamo un esempio su 500.000 € con una commissione dell’1,2%. Il costo annuo ammonta a 15.670 € con una gestione in fondi e a 9.420 € con una gestione in ETF.
Qual è la differenza tra gestione patrimoniale e consulenza finanziaria?
Nella gestione patrimoniale il gestore decide ed esegue le operazioni al posto tuo. Nella consulenza ricevi raccomandazioni personalizzate e decidi tu se eseguirle presso la tua banca. Un consulente finanziario autonomo o una società di consulenza iscritta all’albo OCF non può detenere il denaro né i titoli dei clienti.
Come viene tassata una gestione patrimoniale?
La gestione patrimoniale applica di norma il regime del risparmio gestito. Il gestore calcola ogni anno un’imposta del 26% sul risultato maturato, al netto delle commissioni. Sulla parte derivante da titoli di Stato l’aliquota si riduce al 12,5%. Un risultato negativo riduce quelli dei quattro anni successivi.
Nella gestione patrimoniale il gestore può trattenere le retrocessioni?
Il gestore non può trattenere compensi pagati da terzi, come le retrocessioni delle case di fondi, e deve trasferirli integralmente al cliente se li incassa. Sono però a carico del cliente i costi dei fondi detenuti nella gestione, anche quando i fondi appartengono allo stesso gruppo del gestore.
Ettore Bellò
Ettore Bellò è consulente finanziario autonomo, iscritto all’Albo unico dei consulenti finanziari (delibera OCF n. 1926 del 30 maggio 2022), e cofondatore di Vision SCF, società di consulenza finanziaria indipendente con sede a Vicenza. Presta consulenza in materia di investimenti e pianificazione finanziaria a famiglie, professionisti e imprenditori, con una parcella trasparente e senza retrocessioni da banche o società prodotto.

