Il pignoramento del conto corrente consente a un creditore di bloccare e ottenere le somme che la banca detiene per conto del debitore, ma non l’intero saldo. Nel 2026 le somme da stipendio o pensione già presenti sul conto sono protette fino a 1.638,72 €, pari al triplo dell’assegno sociale. Sugli stipendi accreditati dopo il pignoramento un creditore privato ottiene al massimo un quinto.

In questa guida analizziamo le fasi della procedura, i limiti aggiornati al 2026, le regole dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e i casi di pensioni e conti cointestati. Spieghiamo anche quali tutele sono legali e perché svuotare il conto per sottrarre il denaro al creditore espone a conseguenze civili e penali.

Cos’è il pignoramento del conto corrente?

Il pignoramento del conto corrente è un’espropriazione forzata presso terzi, cioè la procedura con cui il creditore ottiene le somme che un terzo, la banca, deve al debitore. La banca riceve l’atto di pignoramento e blocca il saldo nei limiti stabiliti dalla legge.

La procedura è regolata dagli articoli 543 e seguenti del Codice di procedura civile. L’articolo 491 stabilisce che l’espropriazione forzata inizia con il pignoramento.

Un creditore privato, come una finanziaria o un fornitore, deve disporre di un titolo esecutivo. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione avvia invece l’esecuzione sulla base della cartella di pagamento, senza l’autorizzazione del giudice.

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Quali sono le fasi del pignoramento del conto corrente?

Il pignoramento del conto corrente da parte di un creditore privato segue cinque fasi stabilite dal Codice di procedura civile. Tra la notifica del precetto e il blocco delle somme trascorrono almeno 10 giorni.

Le fasi sono queste:

  1. Titolo esecutivo: il creditore ottiene un documento che accerta il credito, come una sentenza, un decreto ingiuntivo esecutivo, una cambiale o un assegno.
  2. Atto di precetto: il creditore notifica al debitore l’intimazione a pagare entro almeno 10 giorni (art. 480 c.p.c.). Il precetto perde efficacia se il pignoramento non inizia entro 90 giorni (art. 481 c.p.c.).
  3. Atto di pignoramento: l’ufficiale giudiziario notifica l’atto alla banca e al debitore. Da quel momento la banca blocca le somme fino all’importo del credito aumentato della metà (art. 546 c.p.c.).
  4. Dichiarazione della banca: la banca comunica al creditore, di norma via PEC, le somme presenti sul conto e gli altri rapporti intestati al debitore.
  5. Assegnazione: all’udienza il giudice dell’esecuzione assegna le somme al creditore con un’ordinanza e la banca le versa.

Le fasi del pignoramento del conto corrente da parte di un creditore privato Le fasi del pignoramento del conto corrente da parte di un creditore privato. Passo 1, Titolo esecutivo: sentenza, decreto ingiuntivo, cambiale o assegno. Passo 2, Atto di precetto: almeno 10 giorni per pagare, efficace per 90 giorni. Passo 3, Pignoramento: l’atto è notificato alla banca e al debitore. Passo 4, Dichiarazione: la banca comunica le somme presenti sul conto. Passo 5, Assegnazione: il giudice assegna le somme al creditore.Le fasi del pignoramento del conto corrente da parte di un creditoreprivato1Titolo esecutivosentenza, decretoingiuntivo, cambiale oassegno2Atto di precettoalmeno 10 giorni perpagare, efficace per 90giorni3Pignoramentol’atto è notificato allabanca e al debitore4Dichiarazionela banca comunica le sommepresenti sul conto5Assegnazioneil giudice assegna le sommeal creditoreLe fasi del pignoramento del conto corrente da parte di un creditore privato Le fasi del pignoramento del conto corrente da parte di un creditore privato. Passo 1, Titolo esecutivo: sentenza, decreto ingiuntivo, cambiale o assegno. Passo 2, Atto di precetto: almeno 10 giorni per pagare, efficace per 90 giorni. Passo 3, Pignoramento: l’atto è notificato alla banca e al debitore. Passo 4, Dichiarazione: la banca comunica le somme presenti sul conto. Passo 5, Assegnazione: il giudice assegna le somme al creditore.Le fasi del pignoramento del contocorrente da parte di un creditoreprivato1Titolo esecutivosentenza, decreto ingiuntivo, cambiale oassegno2Atto di precettoalmeno 10 giorni per pagare, efficace per 90giorni3Pignoramentol’atto è notificato alla banca e al debitore4Dichiarazionela banca comunica le somme presenti sulconto5Assegnazioneil giudice assegna le somme al creditore

Le fasi del pignoramento del conto corrente da parte di un creditore privato. Fonte: Vision SCF su articoli 480, 481, 543, 546 e 553 del Codice di procedura civile, ottobre 2026.

Con un credito di 4.000 €, per esempio, la banca blocca fino a 6.000 €. Il debitore può contestare la procedura con l’opposizione all’esecuzione, se contesta il diritto del creditore, oppure con l’opposizione agli atti esecutivi entro 20 giorni dall’atto (articoli 615 e 617 c.p.c.).

Pignoramento da privati e dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione pignora il conto senza l’autorizzazione del giudice, con la procedura dell’articolo 72-bis del DPR 602/1973. L’Agenzia notifica l’atto alla banca e al debitore e ordina alla banca di versare le somme entro 60 giorni. Se dalla notifica della cartella è trascorso più di un anno, prima del pignoramento l’Agenzia notifica un’intimazione di pagamento, che concede 5 giorni per saldare il debito.

Un creditore privato, invece, ottiene il denaro solo dopo l’ordinanza del giudice. Le regole della riscossione sono illustrate nella pagina sulle procedure esecutive dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Quali sono i vincoli del pignoramento del conto corrente?

Il creditore non può pignorare tutto il saldo del conto corrente. Le somme da stipendio, pensione o redditi assimilati già accreditate prima del pignoramento sono pignorabili solo per la parte che supera il triplo dell’assegno sociale (art. 545, comma 8, c.p.c.).

Con la rivalutazione dell’1,4% stabilita dall’INPS con la circolare n. 153 del 19 dicembre 2025, nel 2026 l’assegno sociale ammonta a 546,24 € al mese. La soglia protetta sul conto corrisponde quindi a 1.638,72 €.

Un esempio chiarisce il calcolo. Se sul conto sono depositati 3.000 € derivanti da stipendi accreditati prima del pignoramento, 1.638,72 € sono protetti e il creditore può ottenere al massimo 1.361,28 €. Gli stipendi accreditati dopo il pignoramento sono pignorabili per un quinto, quindi con uno stipendio netto di 1.500 € il creditore ottiene al massimo 300 € al mese.

La protezione del triplo dell’assegno sociale riguarda solo le somme che derivano da stipendi, pensioni e redditi assimilati. Sui risparmi di altra origine, come il ricavato di una vendita o un’eredità, il pignoramento colpisce l’intero saldo, fino all’importo bloccato.

Voce Importo 2026 Regola
Assegno sociale mensile 546,24 € Base di calcolo dei limiti
Saldo protetto sul conto 1.638,72 € Triplo dell’assegno sociale, per stipendi e pensioni accreditati prima del pignoramento
Pensione mensile protetta 1.092,48 € Doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 €
Stipendio accreditato dopo il pignoramento Un quinto pignorabile Creditori privati

Se la banca blocca somme oltre questi limiti, il pignoramento è parzialmente inefficace e il giudice rileva l’inefficacia anche d’ufficio, secondo l’ultimo comma dell’articolo 545. Il grafico riassume le tre soglie del 2026.

Pignoramento del conto corrente nel 2026, somme protette per legge (euro) Pignoramento del conto corrente nel 2026, somme protette per legge (euro). Assegno sociale mensile: 546,24; Pensione mensile protetta: 1.092,48; Saldo protetto sul conto: 1.638,72.Pignoramento del conto corrente nel 2026, somme protette per legge(euro)05001.0001.5002.000Assegno sociale mensile: 546,24546,24Assegno sociale mensilePensione mensile protetta: 1.092,481.092,48Pensione mensile protettaSaldo protetto sul conto: 1.638,721.638,72Saldo protetto sul contoPignoramento del conto corrente nel 2026, somme protette per legge (euro) Pignoramento del conto corrente nel 2026, somme protette per legge (euro). Assegno sociale mensile: 546,24; Pensione mensile protetta: 1.092,48; Saldo protetto sul conto: 1.638,72.Pignoramento del conto corrente nel2026, somme protette per legge (euro)05001.0001.5002.000Assegno sociale mensile: 546,24546,24AssegnosocialemensilePensione mensile protetta: 1.092,481.092,48PensionemensileprotettaSaldo protetto sul conto: 1.638,721.638,72Saldo protettosul conto

Pignoramento del conto corrente nel 2026, somme protette per legge (euro). Fonte: elaborazione Vision SCF su art. 545 c.p.c. e rivalutazione INPS 2026 (circolare n. 153 del 19 dicembre 2025), ottobre 2026.

Quali sono i limiti di pignoramento dello stipendio dei lavoratori?

Lo stipendio è pignorabile al massimo per un quinto dell’importo netto quando il creditore è un privato (art. 545, comma 4, c.p.c.). Il limite garantisce al lavoratore i mezzi necessari per vivere.

Se più creditori pignorano lo stesso stipendio per cause diverse, il pignoramento complessivo non può superare la metà dello stipendio (art. 545, comma 5). Per i crediti alimentari, come l’assegno di mantenimento, il giudice stabilisce la quota pignorabile, che può superare il quinto.

Le regole per i dipendenti pubblici dal 2026

Dal 1° gennaio 2026 la pubblica amministrazione verifica le cartelle non pagate prima di versare stipendi superiori a 2.500 €, come stabilito dalla legge di bilancio 2025 (n. 207/2024). Se al dipendente sono state notificate cartelle per almeno 5.000 €, l’ente sospende il pagamento della quota pignorabile e segnala il debito all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che può avviare il pignoramento entro 60 giorni.

Quali sono i limiti di pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate?

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione applica sugli stipendi limiti più bassi rispetto ai creditori privati. La quota pignorabile dipende dall’importo dello stipendio, non dall’importo del debito (art. 72-ter del DPR 602/1973).

Stipendio netto mensile Quota pignorabile Esempio
Fino a 2.500 € Un decimo 1.500 € di stipendio, 150,00 € al mese
Da 2.500 a 5.000 € Un settimo 3.000 € di stipendio, 428,57 € al mese
Oltre 5.000 € Un quinto 6.000 € di stipendio, 1.200,00 € al mese

Sul conto corrente l’Agenzia non può pignorare l’ultimo stipendio o l’ultima pensione accreditati (art. 72-ter, comma 2-bis). Le somme accreditate in precedenza sono protette fino al triplo dell’assegno sociale, come per i creditori privati.

Quali sono i limiti per pensioni e conti cointestati?

La pensione è protetta fino al doppio dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 €, quindi nel 2026 fino a 1.092,48 € al mese (art. 545, comma 7, c.p.c.). Sulla parte che supera questa soglia un creditore privato ottiene al massimo un quinto.

Con una pensione di 1.500 € la parte eccedente ammonta a 407,52 € e il creditore ottiene al massimo 81,50 € al mese.

Nei conti cointestati la legge presume che le somme appartengano in parti uguali ai cointestatari (art. 1298 c.c.). Il creditore di un solo intestatario può quindi pignorare la sua quota, cioè la metà del saldo in un conto con due intestatari. Il cointestatario estraneo al debito può dimostrare che una parte maggiore gli appartiene, per esempio perché deriva dal suo stipendio.

Quando non è possibile procedere al pignoramento?

Alcune somme sono impignorabili per legge, anche quando sono accreditate sul conto corrente. Le principali sono queste:

  • l’indennità di accompagnamento e le pensioni di invalidità civile, prestazioni di natura assistenziale;
  • i sussidi di sostentamento e le altre prestazioni assistenziali indicate dalla legge;
  • nei pignoramenti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, l’ultimo stipendio o l’ultima pensione accreditati;
  • le somme dovute dalla compagnia al contraente o al beneficiario di una polizza vita con funzione previdenziale (art. 1923 c.c.), con i limiti illustrati più avanti.

Per invocare la protezione è utile che l’origine di queste somme sia documentabile. Se le accrediti su un conto dedicato, senza mescolarle con altri redditi, la prova davanti al giudice è più semplice.

Posso prelevare dal conto corrente pignorato?

Sì, puoi prelevare dal conto corrente pignorato la parte che la banca non ha bloccato. La banca vincola solo le somme pignorabili, fino all’importo del credito aumentato della metà, e lascia disponibili le somme protette, come i 1.638,72 € del triplo dell’assegno sociale nel 2026 (art. 546 c.p.c.).

Le somme bloccate sono indisponibili fino all’ordinanza del giudice o, nei pignoramenti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, fino al versamento all’Agenzia.

Cosa accade se il conto del debitore è vuoto?

Se il conto è vuoto o in rosso, il pignoramento non produce effetti, perché la banca può bloccare solo un saldo positivo. Il creditore conserva però il suo diritto e può agire in tre modi:

  • avviare un nuovo pignoramento quando sul conto sono accreditate nuove somme;
  • pignorare lo stipendio presso il datore di lavoro o la pensione presso l’INPS;
  • chiedere al giudice la ricerca telematica dei beni del debitore nelle banche dati pubbliche, compresa l’Anagrafe dei rapporti finanziari (art. 492-bis c.p.c.).

Il debito non si estingue con il conto vuoto. Il diritto del creditore si prescrive in genere in 10 anni, salvo i termini più brevi previsti per alcuni crediti.

Esistono conti correnti non pignorabili?

No, in Italia non esistono conti correnti non pignorabili. Sono pignorabili, nei limiti di legge illustrati sopra, anche i conti delle banche online, i libretti postali, i conti di pagamento e le carte con IBAN.

I conti con IBAN italiano di banche estere, come Revolut, sono detenuti presso succursali italiane, che eseguono i pignoramenti come qualsiasi banca italiana. Per i conti aperti in un altro Paese dell’Unione europea il creditore può chiedere l’ordinanza europea di sequestro conservativo su conti bancari, prevista dal regolamento UE n. 655/2014, che consente di bloccare le somme in tutta l’Unione. I conti detenuti all’estero vanno inoltre indicati nel quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Sui conti la tutela principale riguarda la solidità della banca, non i creditori. La garanzia dei depositi fino a 100.000 € è illustrata nella guida sui conti correnti garantiti.

Come evitare il pignoramento del conto corrente?

Il modo legale per evitare il pignoramento del conto corrente è risolvere il debito prima della fase esecutiva, con un pagamento, una rateizzazione o un accordo con il creditore. Svuotare il conto dopo aver ricevuto il precetto o la cartella non estingue il debito ed espone a conseguenze civili e penali.

Strategie per evitare il pignoramento

Le soluzioni legali sono queste:

  • Rateizzare le cartelle: per le domande presentate nel 2025 e nel 2026 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione concede fino a 84 rate mensili per debiti fino a 120.000 €, con la sola dichiarazione di temporanea difficoltà (d.lgs. 110/2024). Dalla presentazione della domanda l’Agenzia non può avviare nuove azioni esecutive, salvo il rigetto della domanda (art. 19 del DPR 602/1973).
  • Concordare un piano con il creditore privato: un accordo scritto di pagamento a rate o di saldo e stralcio chiude il debito con un importo concordato, prima del pignoramento.
  • Contestare il titolo o la procedura: se il debito è prescritto, già pagato o calcolato in modo errato, un avvocato può presentare opposizione.
  • Accedere alle procedure di sovraindebitamento: il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (d.lgs. 14/2019) consente al consumatore in difficoltà di proporre un piano di ristrutturazione dei debiti, con l’assistenza di un Organismo di composizione della crisi. Durante la procedura il giudice può sospendere le azioni esecutive.

Cosa rischi se sposti i soldi per sottrarli al creditore

Spostare il denaro per sottrarlo al creditore non cancella il debito. Il creditore può chiedere al giudice di dichiarare inefficaci gli atti compiuti in suo danno con l’azione revocatoria, entro 5 anni dall’atto (art. 2901 c.c.).

Le conseguenze possono essere anche penali:

  • chi compie atti simulati o fraudolenti sui propri beni per sottrarsi a un provvedimento del giudice commette il reato di mancata esecuzione dolosa (art. 388 c.p.);
  • chi compie atti fraudolenti sui propri beni per sottrarsi al pagamento di imposte superiori a 50.000 € commette il reato di sottrazione fraudolenta, punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni (art. 11 del d.lgs. 74/2000).

Dove mettere i soldi per non essere pignorati?

Quando un debito è già scaduto, non esiste una forma di deposito o di investimento che renda i soldi impignorabili. La legge protegge solo alcuni strumenti con funzione previdenziale, scelti per tempo e in buona fede, e anche questi possono essere colpiti dall’azione revocatoria.

Fondo pensione

La posizione nel fondo pensione è intangibile durante la fase di accumulo, quindi i creditori dell’iscritto non possono pignorarla (art. 11, comma 10, del d.lgs. 252/2005). Le prestazioni in capitale o in rendita sono soggette agli stessi limiti di pignorabilità delle pensioni. Le somme riscattate e le anticipazioni per la casa o per ulteriori esigenze, invece, sono pignorabili. Per stimare la rendita che il fondo può garantirti puoi consultare il nostro simulatore del fondo pensione.

Polizze vita di ramo I

Le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario di una polizza vita non possono essere pignorate (art. 1923 c.c.). La Cassazione riconosce questa protezione solo alle polizze con una reale funzione previdenziale e assicurativa. Con la sentenza n. 3785 del 12 febbraio 2024 ha escluso le polizze unit linked prive di capitale garantito e di natura finanziaria.

Il secondo comma dell’articolo 1923 consente inoltre al creditore di agire con la revocatoria sui premi versati in suo danno. La Cassazione penale, con la sentenza n. 34306 del 2025, ha escluso la protezione per le somme di una polizza riscattata in anticipo.

Criptovalute

Le criptovalute sono beni pignorabili. Se le detieni presso un exchange o un altro intermediario, il creditore può pignorarle presso terzi. Le criptovalute vanno indicate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, e la loro volatilità espone il capitale a forti oscillazioni di valore.

Oro fisico

L’oro fisico è un bene mobile pignorabile, quindi l’ufficiale giudiziario può pignorare lingotti e monete conservati in casa o in una cassetta di sicurezza. Acquistarlo per sottrarlo a un creditore espone alla revocatoria e ai reati indicati sopra. L’oro svolge invece una funzione di diversificazione in un patrimonio pianificato, come spieghiamo nella guida su come investire in oro.

Contanti

Il contante prelevato dal conto è pignorabile presso il debitore e ogni prelievo è registrato negli estratti conto. Conservare grandi somme di denaro contante comporta inoltre rischi di furto e di perdita, e il denaro fermo perde potere d’acquisto con l’inflazione.

Cassette di sicurezza

Il contenuto di una cassetta di sicurezza è pignorabile e l’ufficiale giudiziario può disporne l’apertura forzata. Il contratto di cassetta di sicurezza è comunicato all’Anagrafe dei rapporti finanziari, che il creditore consulta con la ricerca telematica dei beni.

Assegni circolari

Un assegno circolare intestato a te costituisce un credito verso la banca che lo ha emesso, quindi è pignorabile. Intestarlo a un parente per sottrarre la somma al creditore è un atto revocabile e può integrare i reati indicati sopra.

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Come proteggere i risparmi dai creditori in modo legale?

In Vision SCF, come consulenti fee-only, consigliamo di proteggere i risparmi prima che nasca un debito, non dopo. Un fondo di emergenza pari a 3-6 mesi di spese, coperture assicurative adeguate e un piano che eviti debiti difficili da sostenere riducono il rischio di subire un pignoramento. Per stabilire quanta liquidità mantenere sul conto corrente puoi consultare la nostra guida.

Se un debito è già scaduto, il primo passo è rivolgersi a un avvocato o a un Organismo di composizione della crisi, non spostare il denaro. Il nostro ruolo inizia dopo, quando strutturiamo il patrimonio tra liquidità, fondo pensione e investimenti in modo coerente con i tuoi obiettivi e con le regole di legge.

Vision SCF è una società di consulenza finanziaria indipendente iscritta all’albo OCF (delibera n. 1925) e lavora con il modello fee-only: riceve compensi solo dai clienti che segue, con una parcella trasparente, e mai da banche, compagnie o venditori di prodotti. Puoi approfondire il servizio nella pagina sulla consulenza finanziaria indipendente.

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Domande frequenti

Quanto può pignorare un creditore dal conto corrente nel 2026?

Nel 2026 un creditore può pignorare le somme da stipendio o pensione già accreditate sul conto corrente solo per la parte che supera 1.638,72 €, pari al triplo dell’assegno sociale. Sugli stipendi accreditati dopo il pignoramento un creditore privato ottiene al massimo un quinto, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione da un decimo a un quinto in base all’importo dello stipendio.

Si possono prelevare soldi da un conto corrente pignorato?

Sì, da un conto corrente pignorato puoi prelevare la parte che la banca non ha bloccato. La banca vincola solo le somme pignorabili, fino al credito aumentato della metà, e lascia disponibili le somme protette dalla legge, come i 1.638,72 € del triplo dell’assegno sociale nel 2026.

Il conto Revolut è pignorabile?

Sì, il conto Revolut è pignorabile. Il conto con IBAN italiano è detenuto presso la succursale italiana di Revolut Bank, che esegue i pignoramenti come qualsiasi banca italiana, nei limiti di legge sulle somme da stipendio e pensione.

Il fondo pensione è pignorabile?

No, il fondo pensione non è pignorabile durante la fase di accumulo, perché la legge garantisce l’intangibilità della posizione individuale (art. 11 del d.lgs. 252/2005). Le prestazioni in capitale o in rendita sono soggette ai limiti delle pensioni, mentre le somme riscattate e alcune anticipazioni sono pignorabili.

Svuotare il conto prima del pignoramento è reato?

Svuotare il conto prima del pignoramento diventa reato quando il debitore compie atti fraudolenti per sottrarsi a un provvedimento del giudice (art. 388 c.p.) o al pagamento di imposte superiori a 50.000 € (art. 11 del d.lgs. 74/2000). In ogni caso il creditore può chiedere al giudice di dichiarare inefficaci gli atti compiuti in suo danno con l’azione revocatoria.

Ettore Bellò

Ettore Bellò

Ettore Bellò è consulente finanziario autonomo, iscritto all’Albo unico dei consulenti finanziari (delibera OCF n. 1926 del 30 maggio 2022), e cofondatore di Vision SCF, società di consulenza finanziaria indipendente con sede a Vicenza. Presta consulenza in materia di investimenti e pianificazione finanziaria a famiglie, professionisti e imprenditori, con una parcella trasparente e senza retrocessioni da banche o società prodotto.

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