Mantenere in banca la liquidità per le spese e per le emergenze è corretto, ma la parte in eccesso ferma sul conto corrente perde valore ogni anno. Secondo l’ABI, ad agosto 2026 i conti correnti erano remunerati in media allo 0,32%; secondo l’ISTAT, a settembre 2026 l’inflazione era al 4,2%. Su 10.000 € fermi per un anno la perdita di potere d’acquisto ammonta a circa 413 €, imposta di bollo compresa.
In questa guida analizziamo i due fattori che erodono i risparmi sul conto, l’inflazione e i costi, con i dati aggiornati al 2026. Poi confrontiamo le alternative della banca, di Poste Italiane e della consulenza indipendente, e indichiamo quanta liquidità mantenere sul conto.
Perché i soldi in banca sono a rischio?
I soldi in banca non sono a rischio di sparire, perché fino a 100.000 € per banca sono protetti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. Il rischio concreto è un altro. La liquidità ferma sul conto non produce interessi sufficienti a compensare l’inflazione e i costi, quindi ogni anno acquista meno beni e servizi.
Secondo l’ABI, ad agosto 2026 i depositi della clientela residente nelle banche italiane ammontavano a 1.869,6 miliardi di euro. Il tasso medio sul totale dei depositi era dello 0,69% e quello sui conti correnti dello 0,32%.
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Lasciare troppi soldi sul conto corrente comporta tre svantaggi:
- L’inflazione, che riduce il potere d’acquisto;
- Le imposte e i costi del conto, che si sommano ogni anno;
- Il costo opportunità, cioè il rendimento a cui rinunci non investendo la parte di liquidità che non ti occorre.
Le sezioni seguenti analizzano i primi due svantaggi con i dati del 2026.
Inflazione
L’inflazione è l’aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi nel tempo. Quando l’inflazione supera il tasso di interesse del conto, il potere d’acquisto della liquidità diminuisce. Con la stessa somma acquisti meno beni rispetto all’anno prima.
L’impatto dell’inflazione sui risparmi
Tra il 2022 e il 2026 i prezzi in Italia sono aumentati di circa il 20,8%, considerando per il 2026 l’inflazione acquisita a settembre. Secondo l’ISTAT, la variazione media annua dei prezzi al consumo è stata dell’8,1% nel 2022, del 5,7% nel 2023, dell’1,0% nel 2024 e dell’1,5% nel 2025. Secondo la stima preliminare ISTAT del 30 settembre 2026, a settembre l’inflazione è risalita al 4,2% su base annua e l’inflazione acquisita per il 2026 è del 3,1%.
In termini reali, 100.000 € lasciati sul conto dall’inizio del 2022 corrispondono oggi a circa 82.800 € del 2022. La perdita di potere d’acquisto ammonta quindi a circa 17.200 €. Puoi stimare l’effetto sulla tua giacenza con il nostro calcolatore dell’inflazione.
Imposte e costi associati ai conti correnti
Oltre all’inflazione, sul conto corrente gravano imposte fisse e costi di gestione. Le imposte sono stabilite dalla legge e la banca le addebita direttamente sul conto; i costi dipendono invece dal contratto.
Le imposte
Le imposte che si applicano alla liquidità e ai titoli depositati in banca nel 2026 sono tre:
| Imposta | Chi è soggetto | Importo nel 2026 |
|---|---|---|
| Imposta di bollo sul conto corrente | Persone fisiche con giacenza media annua superiore a 5.000 € | 34,20 € l’anno |
| Imposta di bollo sul conto corrente | Imprese, enti e associazioni | 118 € l’anno dal 28 marzo 2026 |
| Ritenuta sugli interessi | Tutti i correntisti | 26% degli interessi maturati |
| Imposta di bollo sul dossier titoli | Chi detiene titoli e fondi in deposito | 0,20% annuo del valore di mercato |
L’imposta di bollo sul conto delle persone fisiche è dovuta solo se la giacenza media supera 5.000 €; sotto questa soglia la banca non la addebita.
Costi fissi e variabili
Secondo l’indagine della Banca d’Italia sul costo dei conti correnti nel 2024, pubblicata a dicembre 2025, la spesa media annua di gestione ammontava a 101,1 € per un conto tradizionale e a 30,6 € per un conto online. Le voci principali sono queste:
- Canone del conto: la maggior parte delle banche applica un canone fisso, che comprende un numero limitato o illimitato di operazioni;
- Commissioni sulle operazioni: bonifici, prelievi da sportelli di altre banche, domiciliazione delle bollette ed emissione di assegni possono comportare una commissione per ogni operazione;
- Comunicazioni cartacee: l’invio dell’estratto conto e delle altre comunicazioni su carta comporta di solito un costo aggiuntivo;
- Interessi sullo scoperto: se utilizzi il fido, la banca applica interessi e commissioni sulla somma utilizzata;
- Spese di liquidazione periodica: alcune banche addebitano un importo a ogni chiusura trimestrale o annuale del conto.
La chiusura del conto invece non può comportare costi. L’articolo 120-bis del Testo unico bancario riconosce al cliente il diritto di recedere in ogni momento da un contratto a tempo indeterminato, senza penalità e senza spese.
Quanto costa tenere i soldi fermi sul conto corrente?
Con i tassi e l’inflazione di settembre 2026, ogni 10.000 € fermi sul conto corrente perdono circa 413 € di potere d’acquisto in un anno. Il calcolo considera gli interessi allo 0,32% lordo, la ritenuta del 26%, il bollo di 34,20 € e l’inflazione al 4,2%; il canone del conto è escluso.
| Giacenza ferma | Interessi netti in un anno | Bollo | Perdita di potere d’acquisto |
|---|---|---|---|
| 10.000 € | 23,68 € | 34,20 € | 413 € |
| 50.000 € | 118,40 € | 34,20 € | 1.935 € |
| 100.000 € | 236,80 € | 34,20 € | 3.836 € |
La tabella conferma che più liquidità mantieni ferma, maggiore è la perdita reale. Il grafico seguente confronta il tasso dei conti correnti con le altre forme di remunerazione della liquidità.
Secondo l’ABI, ad agosto 2026 i conti correnti erano remunerati allo 0,32%, i nuovi depositi a durata prestabilita al 2,40%; il tasso BCE sui depositi è al 2,50% dal 16 settembre 2026 e l’inflazione di settembre era al 4,2%. Nessuno di questi tassi compensa l’inflazione attuale.
In che modo le banche addebitano i costi senza che il cliente se ne accorga?
Le banche addebitano i costi del conto in modo frazionato e con voci tecniche, per questo molti clienti non ne percepiscono il totale. Il documento che elenca tutte le spese dell’anno è il riepilogo delle spese. La banca lo invia una volta l’anno, di solito a inizio anno, ed è il primo documento da consultare.
- Addebiti periodici: canone e commissioni sono addebitati ogni mese o ogni trimestre, quindi il singolo importo appare modesto;
- Voci tecniche nell’estratto conto: i costi compaiono con sigle e descrizioni sintetiche, difficili da interpretare senza il documento di sintesi del contratto;
- Commissioni sulle singole operazioni: ogni bonifico o pagamento può comportare una piccola commissione, che nel corso dell’anno raggiunge cifre rilevanti;
- Imposte addebitate in automatico: il bollo e la ritenuta sugli interessi sono obbligatori e la banca li addebita direttamente sul conto;
- Modifiche unilaterali del contratto: secondo l’articolo 118 del Testo unico bancario, la banca può modificare le condizioni dei contratti a tempo indeterminato solo per un giustificato motivo e con un preavviso di almeno due mesi. La comunicazione deve riportare la dicitura “Proposta di modifica unilaterale del contratto”. Se non accetti la modifica, puoi recedere senza spese;
- Servizi accessori: notifiche via SMS, carte aggiuntive e comunicazioni cartacee comportano costi spesso trascurati.
Che soluzioni offrono le banche?
Per la liquidità ferma sui conti le banche propongono soprattutto i propri prodotti di investimento, cioè fondi comuni, gestioni patrimoniali e polizze emesse da società del gruppo. Per la banca questi prodotti generano commissioni molto superiori al margine di un conto corrente.
Il dipendente allo sportello, un tempo dedicato alle operazioni quotidiane, oggi svolge spesso il ruolo di venditore di prodotti finanziari e deve raggiungere obiettivi di vendita. Questo modello crea un conflitto di interessi, perché la remunerazione della banca dipende dai prodotti collocati, non dai risultati del cliente. Analizziamo il tema nella guida sui costi occulti della consulenza della banca.
Acquistare prodotti finanziari senza comprenderne i rischi può comportare perdite rilevanti. Lo dimostrano i casi Cirio (2002) e Parmalat (2003). Migliaia di risparmiatori avevano acquistato obbligazioni di queste società, proposte dalle banche come investimenti sicuri, e con il default degli emittenti persero gran parte del capitale.
Poste Italiane è un’alternativa valida?
Poste Italiane è un’alternativa valida solo per una parte della liquidità. I buoni fruttiferi postali sono garantiti dallo Stato, ma remunerano il capitale con tassi fissi e non offrono diversificazione. I prodotti di investimento venduti negli uffici postali presentano invece gli stessi limiti di quelli bancari.
I buoni fruttiferi postali sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti e collocati da Poste Italiane. Gli interessi sono tassati al 12,5%, come per i titoli di Stato, e i buoni sono esenti dall’imposta di bollo se il valore complessivo non supera 5.000 €. Presentano però tre limiti:
- Tassi fissati all’emissione: se l’inflazione aumenta dopo la sottoscrizione, il rendimento reale diminuisce;
- Rimborso anticipato penalizzato: per molti buoni il rendimento pieno matura solo alla scadenza;
- Scarsa diversificazione: l’intero capitale è esposto a un solo emittente, lo Stato italiano.
Il libretto postale è invece una forma di liquidità simile al conto corrente e, con una giacenza media superiore a 5.000 €, è soggetto al bollo di 34,20 € l’anno. Poste Italiane colloca anche fondi comuni e polizze assicurative, che presentano gli stessi conflitti di interessi e la stessa pressione commerciale descritti per le banche.
È meglio tenere i soldi in casa o in banca?
È meglio tenere i soldi in banca che in casa. I contanti in casa perdono valore con l’inflazione come il conto e non maturano interessi; in caso di furto o incendio, inoltre, nessuna garanzia ne rimborsa il valore. In casa conviene conservare solo una piccola somma per le emergenze.
In Italia, inoltre, i pagamenti in contanti tra persone diverse sono vietati da 5.000 € in su. Per le regole su prelievi, segnalazioni e soglie consulta la guida sul limite di prelievo dei contanti.
Quanti soldi conviene tenere sul conto corrente?
Sul conto corrente conviene mantenere la liquidità per le spese di 3-6 mesi più un fondo per le emergenze; la somma esatta dipende dalla stabilità del tuo reddito e dalle spese previste a breve. La liquidità che supera questa cifra va impiegata in base a quando ti occorrerà.
Per stimare la cifra adatta a te puoi utilizzare il calcolatore della liquidità sul conto corrente e consultare la guida su quanto denaro tenere sul conto corrente.
Se la liquidità supera i 100.000 € nella stessa banca, la parte eccedente non è coperta dalla garanzia dei depositi. Spieghiamo come funziona la garanzia nella guida sui conti correnti garantiti fino a 100.000 €. Per valutare la solidità del tuo istituto consulta anche la guida la tua banca è sicura?.
Quali alternative esistono rispetto alla banca per investire i propri soldi?
L’alternativa al conto corrente dipende dall’orizzonte. Per la liquidità da spendere entro due anni sono adatti conti deposito ed ETF monetari; per obiettivi oltre i cinque anni, investimenti diversificati a basso costo. In Italia l’alternativa alla consulenza della banca è la consulenza finanziaria indipendente.
| Strumento | Destinazione | Rischio principale | Tutela |
|---|---|---|---|
| Conto corrente | Spese correnti e fondo di emergenza | Perdita di potere d’acquisto | Garanzia dei depositi fino a 100.000 € per banca |
| Conto deposito vincolato | Liquidità con una scadenza nota | Capitale vincolato fino alla scadenza | Garanzia dei depositi fino a 100.000 € per banca |
| ETF monetari | Spese previste entro 6-24 mesi | Oscillazioni minime, rendimento che segue i tassi BCE | Patrimonio separato del fondo |
| Titoli di Stato | Obiettivi con una scadenza definita | Oscillazioni del prezzo prima della scadenza | Rischio legato allo Stato emittente |
| ETF azionari e obbligazionari | Obiettivi oltre i 5 anni | Oscillazioni anche ampie nel breve periodo | Patrimonio separato del fondo |
La tabella indica gli strumenti; la scelta tra questi dipende dai tuoi obiettivi, dai tempi e dalla tua tolleranza alle oscillazioni. La differenza principale tra la consulenza della banca e quella indipendente riguarda invece il modo in cui il consulente è remunerato.
| Voce | Consulenza della banca | Consulenza fee-only |
|---|---|---|
| Chi remunera il consulente | La banca, con le commissioni sui prodotti collocati | Il cliente, con una parcella trasparente |
| Prodotti proposti | Soprattutto fondi e polizze della banca o del gruppo | Strumenti di qualsiasi emittente, anche ETF a basso costo |
| Conflitto di interessi sui prodotti | Presente, perché la remunerazione dipende dalle vendite | Assente, perché il consulente non percepisce commissioni dai prodotti |
| Obiettivo del servizio | Collocare prodotti e raggiungere obiettivi di vendita | Pianificazione costruita sui tuoi obiettivi |
Il consulente finanziario indipendente non è legato a banche o a emittenti di prodotti. Analizza la tua situazione e i tuoi obiettivi, ti consiglia una pianificazione personalizzata e costruisce con te un portafoglio diversificato a basso costo. Approfondiamo i conflitti del modello bancario nell’articolo sui grandi conflitti di interesse di chi gestisce i nostri risparmi.
Conviene affidarsi a un consulente finanziario indipendente?
Affidarsi a un consulente finanziario indipendente conviene se detieni liquidità in eccesso sul conto o investimenti bancari costosi. Il consulente fee-only non percepisce commissioni dai prodotti e può quindi consigliarti strumenti a basso costo e una pianificazione costruita sui tuoi obiettivi.
Vision SCF è una società di consulenza finanziaria indipendente iscritta all’albo OCF (delibera n. 1925) e lavora con il modello fee-only: riceve compensi solo dai clienti che segue, con una parcella trasparente, e mai da banche, compagnie o venditori di prodotti.
In Vision SCF, come consulenti fee-only, consigliamo di distinguere tre quote di liquidità: quella per le spese correnti, il fondo di emergenza e la liquidità in eccesso. Solo la terza va investita, con strumenti scelti in base a quando ti occorrerà.
Se vuoi valutare quanta liquidità mantenere sul conto e come impiegare il resto, contatta Vision SCF.
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Domande frequenti
Quanti soldi è meglio tenere sul conto corrente?
Sul conto corrente è consigliabile mantenere la liquidità per le spese di 3-6 mesi più un fondo per le emergenze. La somma esatta dipende dalla stabilità del reddito e dalle spese previste a breve; la liquidità in eccesso va impiegata in conti deposito, ETF monetari o investimenti diversificati, in base a quando ti occorrerà.
Perché non lasciare i soldi in banca?
Non conviene lasciare troppi soldi fermi in banca perché il conto corrente non compensa l’inflazione. Secondo l’ABI, ad agosto 2026 i conti correnti erano remunerati allo 0,32%, mentre secondo l’ISTAT a settembre 2026 l’inflazione era al 4,2%. A questa perdita si aggiungono il bollo di 34,20 € l’anno e i costi del conto.
È meglio tenere i soldi in banca o in casa?
È meglio tenere i soldi in banca, perché in casa i contanti perdono valore con l’inflazione, non maturano interessi e non sono protetti in caso di furto. In banca i depositi sono garantiti fino a 100.000 € per banca dal Fondo interbancario di tutela dei depositi.
Cosa succede se ho 20.000 euro sul conto bancario?
Se detieni 20.000 euro sul conto bancario non succede nulla di irregolare. La somma è coperta dalla garanzia dei depositi fino a 100.000 € e la banca addebita il bollo di 34,20 € l’anno. Con i tassi e l’inflazione di settembre 2026, però, 20.000 € fermi per un anno perdono circa 794 € di potere d’acquisto.
Perché le banche non danno interessi sui conti correnti?
Le banche remunerano poco i conti correnti perché la liquidità a vista è disponibile in ogni momento e perché molti correntisti mantengono i risparmi sul conto anche quando altre forme di deposito offrono tassi più alti. Secondo l’ABI, ad agosto 2026 il tasso medio sui conti correnti era dello 0,32%, contro il 2,40% dei nuovi depositi vincolati.
Ettore Bellò
Ettore Bellò è consulente finanziario autonomo, iscritto all’Albo unico dei consulenti finanziari (delibera OCF n. 1926 del 30 maggio 2022), e cofondatore di Vision SCF, società di consulenza finanziaria indipendente con sede a Vicenza. Presta consulenza in materia di investimenti e pianificazione finanziaria a famiglie, professionisti e imprenditori, con una parcella trasparente e senza retrocessioni da banche o società prodotto.

