Quali sono le banche italiane più solide?
Sei preoccupato per la solidità della tua banca? In questo articolo esaminiamo il rischio bail-in e il ruolo del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), con informazioni chiare e pratiche su come proteggere i tuoi risparmi.
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Il 2026 è un anno particolare per chi si pone questa domanda. Il consolidamento del settore ha cambiato la mappa: Monte dei Paschi ha acquisito Mediobanca nell’autunno 2025, BPER ha integrato Banca Popolare di Sondrio e a giugno 2026 Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio su MPS da oltre 30 miliardi di euro, la cui conclusione è attesa entro dicembre 2026. Le classifiche che leggevi due anni fa, insomma, contengono nomi che oggi non esistono più nella stessa forma.
In questo articolo analizzeremo:
- La solidità delle banche italiane nel 2026;
- Come proteggere efficacemente i tuoi risparmi;
- I principali indicatori di stabilità bancaria;
- Strategie pratiche per la gestione del rischio.
Esamineremo inoltre quattro indicatori fondamentali per valutare la stabilità delle istituzioni finanziarie:
- CET1 Ratio: l’indicatore principale della solidità bancaria;
- P2R: il requisito patrimoniale specifico per singola banca determinato dalla BCE;
- Capitalizzazione di mercato: il valore complessivo della banca;
- CDS (Credit Default Swap): l’indicatore del rischio di default.
Il rischio bail-in: cosa devi sapere
Che cos’è il rischio bail-in?
Il bail-in è un meccanismo introdotto dall’Unione Europea che determina come vengono gestite le crisi bancarie.
📌 Punto chiave: il bail-in coinvolge direttamente risparmiatori e investitori nel salvataggio della banca, evitando l’uso di fondi pubblici.
Dal 1° gennaio 2016 questo approccio prevede che, in caso di crisi bancaria, gli investitori e i risparmiatori che possiedono determinate attività finanziarie emesse dalla banca contribuiscano al salvataggio, evitando così l’utilizzo di fondi pubblici (bail-out). Dieci anni di applicazione hanno confermato che la regola non è teorica: quando una banca entra in difficoltà, l’ordine di chi paga è già scritto.
La gerarchia del bail-in
Il bail-in implica una precisa gerarchia di coinvolgimento:
- Azioni e strumenti di capitale;
- Obbligazioni subordinate;
- Obbligazioni ordinarie non garantite;
- Depositi sopra 100.000 €.
Questo meccanismo comporta la perdita parziale o totale degli investimenti dei partecipanti al bail-in.

Attività escluse dal bail-in
Sono esclusi dalla procedura e non subiscono svalutazioni o conversioni in capitale:
- Depositi sotto i 100.000 €, protetti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD);
- Obbligazioni garantite (covered bond);
- Depositi di strumenti finanziari;
- Cassette di sicurezza.

Se sei interessato a scoprire quali banche aderiscono al FITD, puoi trovarne l’elenco a questo link.
Cos’è il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e quanto garantisce?
Il FITD garantisce i depositi fino a 100.000 euro per ogni depositante in una singola banca. Ogni depositante ha quindi diritto a una copertura fino a 100.000 euro per ogni istituto di credito.
Se un depositante possiede più depositi presso la stessa banca, il limite di garanzia di 100.000 euro si applica sull’ammontare totale dei depositi.
Nei conti cointestati il saldo corrispondente è diviso equamente tra i cointestatari. Se hai un conto cointestato con tuo padre con un saldo di 200.000 euro, la garanzia del FITD è di 200.000 euro. Se invece possiedi 100.000 euro in un conto e 100.000 euro in un altro conto presso la stessa banca, la garanzia complessiva resta di 100.000 euro.
Cosa copre il FITD?
| Tipo di deposito | Limite di copertura | Note |
|---|---|---|
| Conto singolo | 100.000 € | Per depositante |
| Conto cointestato | 100.000 € | Per ogni cointestatario |
| Più conti stessa banca | 100.000 € | Totale cumulativo |
Gli importi oltre il limite di copertura di 100.000 euro non sono garantiti dal FITD.
Il saldo superiore ai 100.000 euro del depositante viene inserito nel passivo della banca in liquidazione amministrativa e parteciperà alle distribuzioni di liquidazione.
Partecipano al FITD tutte le banche italiane, escluse le cooperative di credito (che aderiscono al Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo, con una copertura anch’essa fino a 100.000 euro) e le filiali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia, a meno che non siano coperte da un sistema di garanzia estero equivalente.
Le filiali italiane di banche comunitarie possono aderire al FITD per integrare la garanzia del loro paese di origine.
Le Poste sono una delle poche istituzioni escluse dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Il conto BancoPosta è garantito dal fondo Patrimonio BancoPosta, che investe la liquidità raccolta in titoli governativi dell’area euro e titoli garantiti dallo Stato italiano. Il libretto postale e i buoni postali sono garantiti da Cassa Depositi e Prestiti, quindi dallo Stato.
Tornando al FITD, vediamo come opera in caso di fallimento e da quali risorse è composto.
Se la mia banca fallisce e ho meno di 100.000 € sul conto, i miei risparmi sono al sicuro?
La sicurezza dei tuoi soldi dipende da diversi fattori, come il tipo di banca che fallisce e se il dissesto coinvolge più istituti contemporaneamente.
Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi è finanziato dalle banche aderenti e ha una capacità di garanzia limitata. Funziona bene quando il settore bancario è stabile o in lieve crisi, ma in caso di grave crisi finanziaria sistemica potrebbe non bastare.
Che non si tratti di teoria lo ha mostrato la fine del 2025: il FITD è intervenuto sulle situazioni di Banca Progetto e Smart Bank, gestendo la crisi di due istituti di dimensioni contenute senza che i depositanti sotto i 100.000 euro subissero perdite. È esattamente lo scenario per cui il Fondo è stato costruito — e, allo stesso tempo, la dimostrazione che la sua capienza è tarata su crisi circoscritte.
Le banche sistemiche in Italia sono quegli istituti con un impatto significativo sull’intero sistema bancario.
Le banche sistemiche in Italia (2026)
Elenco ufficiale Banca d’Italia (O-SII autorizzate in Italia per il 2026):
- Intesa Sanpaolo — buffer O-SII 1,25%;
- UniCredit — buffer O-SII 1,25%;
- Banco BPM — buffer O-SII 0,50%;
- Gruppo bancario cooperativo ICCREA — buffer O-SII 0,25%;
- Banca Nazionale del Lavoro — buffer O-SII 0,25%;
- BPER Banca — buffer O-SII 0,50% dal 1° aprile 2026;
- Monte dei Paschi di Siena — buffer O-SII 0,50% dal 1° aprile 2026.
BPER e MPS sono state identificate come sistemiche con un procedimento successivo, avviato proprio in seguito alle operazioni di aggregazione del 2025. Il “buffer” è una riserva di capitale aggiuntiva che queste banche devono detenere rispetto alle altre: più una banca è rilevante per il sistema, più capitale le viene chiesto.
Se una di queste banche dovesse fallire si scatenerebbe una crisi sistemica che metterebbe a rischio i risparmi dei depositanti. Lo Stato italiano e la BCE farebbero di tutto per evitarlo, attraverso interventi come il bail-out, per scongiurare conseguenze gravi sull’economia e sul sistema finanziario.

Come è strutturato il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi?
Alla fine del 2025 la dotazione finanziaria disponibile del FITD si attesta a circa 6,16 miliardi di euro, pari allo 0,83% dei depositi protetti al 31 dicembre. È un passaggio importante: il Fondo ha superato la soglia minima dello 0,8% fissata dalla normativa europea, obiettivo che nel 2023 era ancora lontano (0,63%).
A questa dotazione si aggiunge una linea di liquidità di back-up da 3 miliardi di euro, concessa da un pool di banche consorziate e rinnovata nell’agosto 2025. È una riserva di secondo livello, attivabile se servisse liquidità immediata prima di smobilizzare il portafoglio titoli.
Le contribuzioni annuali delle banche sono depositate sul conto che il Fondo intrattiene presso la Banca d’Italia, ai fini dell’investimento sulla base del mandato di gestione conferito alla medesima. L’investimento della dotazione avviene secondo linee guida che privilegiano attività finanziarie a basso rischio e facilmente liquidabili.
I depositi protetti ammontano a 741,9 miliardi di euro a fine 2025, in crescita dell’1,5% rispetto all’anno precedente, e appartengono a circa 50 milioni di depositanti.

L’allocazione di portafoglio deve rispettare i seguenti requisiti:
- durata media finanziaria massima del portafoglio di 5 anni;
- importo minimo delle disponibilità liquide nel buffer di liquidità, in contanti ed eventualmente strumenti di mercato monetario, pari al 20%;
- importo massimo investito pari al 35% per le obbligazioni governative di ognuno dei quattro principali paesi dell’area euro (Germania, Francia, Italia, Spagna) e per le obbligazioni emesse dall’Unione Europea; al 15% per le obbligazioni governative a breve termine zero-coupon emesse dai quattro paesi dell’area euro; al 5% per le obbligazioni governative di ogni altro singolo paese dell’area euro; al 15% per le obbligazioni governative degli altri paesi dell’area euro; al 35% per le obbligazioni sovranazionali, di cui il 5% per gli emittenti diversi dall’Unione Europea; al 5% per le obbligazioni emesse da agenzie governative dell’area euro; al 10% per le obbligazioni corporate e i covered bond;
- l’esposizione geografica massima per singolo paese dell’Eurozona non può superare il 40%. È inoltre definita una soglia minima di investimento in titoli del comparto ESG, pari al 3%.
L’allocazione di portafoglio è improntata alla minimizzazione del Value at Risk, monitorato su base giornaliera e oggetto di reportistica periodica al FITD.

Dati chiave del FITD
- Dotazione finanziaria: 6,16 miliardi di € (fine 2025);
- Depositi protetti totali: 741,9 miliardi di € (+1,5% sul 2024);
- Percentuale di copertura: 0,83%;
- Soglia minima europea: 0,8% — raggiunta e superata;
- Linea di liquidità aggiuntiva: 3 miliardi di € da pool di banche consorziate;
- Depositanti tutelati: circa 50 milioni.
Quante banche aderiscono al FITD?
A fine 2025 aderiscono al FITD 123 banche, in calo rispetto alle 134 di due anni prima. Il numero scende non perché il perimetro di tutela si riduca, ma perché il consolidamento del settore ha ridotto il numero di istituti indipendenti: le stesse masse di depositi sono oggi concentrate in meno gruppi, più grandi.
La concentrazione resta elevata: le consorziate appartenenti a gruppi bancari “significant” detengono la larga maggioranza dei depositi protetti, mentre le banche singole rappresentano una quota marginale del totale.
Chi finanzia il fondo di garanzia?
Il fondo di garanzia è finanziato tramite le contribuzioni annuali delle banche consorziate. Nessun euro arriva dallo Stato: sono le banche a versare per garantire i depositanti delle altre banche.
Queste contribuzioni sono determinate per ciascuna banca sulla base dell’ammontare dei depositi protetti detenuti al 30 settembre di ogni anno. Vengono inoltre applicate correzioni in base al livello di rischio individuale di ciascuna banca, valutato mediante il modello degli indicatori gestionali applicato dal Fondo. Una banca più rischiosa, in altre parole, versa di più.
Il Fondo Interbancario di tutela dei depositi è sicuro?
Qui serve un numero, non un’opinione. I depositi garantiti dalle banche aderenti al FITD ammontano a 741,9 miliardi di euro. La dotazione finanziaria del Fondo è di 6,16 miliardi.
Significa che meno dell’1% dei depositi protetti è effettivamente coperto da risorse disponibili in caso di crisi su scala nazionale. Il rapporto è migliorato rispetto al 2023 (0,63%) e ha superato la soglia europea dello 0,8%, ma l’ordine di grandezza non cambia: il Fondo non è progettato per rimborsare tutti contemporaneamente.
Questo non toglie nulla alla sua efficacia nel perimetro per cui è stato pensato. Gli interventi su Banca Progetto e Smart Bank a fine 2025 lo confermano: su crisi limitate a singole banche o gruppi bancari il meccanismo funziona, e funziona in fretta. Il FITD ha l’obbligo di rimborsare entro 7 giorni lavorativi dalla liquidazione, senza che il depositante debba presentare alcuna domanda.
La conclusione operativa è semplice: la garanzia dei 100.000 euro è solida contro il fallimento della tua banca, non contro il collasso del sistema. Ed è per questo che la diversificazione conta più della scelta della “banca giusta”.
Se vuoi proteggere i tuoi risparmi e non dipendere esclusivamente dal sistema bancario, ti invitiamo a contattarci per ottenere una prima analisi gratuita del tuo patrimonio. Il team di Vision SCF è a tua disposizione per tutelarti, contattaci oggi stesso.
Quali sono gli indicatori per valutare la solidità di una banca?
Quando si valuta la solidità delle banche italiane è fondamentale esaminare attentamente quattro indicatori chiave.
1. CET1 Ratio
💡 Consiglio: cerca banche con CET1 Ratio superiore al 10%.
Prima di analizzare l’importanza dei valori di CET1 Ratio è essenziale comprendere il concetto di Tier 1 Capital.
Il Tier 1 Capital, definito dal Comitato di Basilea, rappresenta le componenti principali del capitale di una banca e garantisce la capacità di assorbire perdite senza compromettere gli interessi dei depositanti. Questo livello di capitale riflette la capacità di operare in condizioni di solvibilità e offre una forma di sicurezza per i prestiti concessi ai clienti e i rischi associati ai crediti.
Il calcolo della solidità di una banca si basa sull’indicatore CET1 Ratio, che rappresenta la quantità di Common Equity Tier 1 rispetto agli asset ponderati per il rischio. Maggiore è il valore del CET1 Ratio, maggiore è la solidità della banca, perché indica una minore esposizione ai prestiti rispetto al proprio capitale.
Per il 2026 il requisito complessivo di CET1 richiesto dalla BCE a molte banche dell’area euro si colloca attorno all’11,2%, a cui si aggiunge un Pillar 2 medio di circa 1,2%. I gruppi italiani più solidi operano ben oltre questa soglia, su livelli compresi tra il 13% e il 16%. La BCE conduce inoltre stress test periodici per valutare la capacità delle banche di affrontare scenari di crisi.
2. P2R (Pillar 2 Requirement)
💡 Consiglio: preferisci banche con P2R inferiore al 2,50%.
Il Pillar 2 Requirement è un requisito patrimoniale specifico di una banca che integra il requisito patrimoniale minimo (Pillar 1 Requirement o P1R) nei casi in cui quest’ultimo sottostimi o non copra determinati rischi.
I P2R di una banca sono determinati nell’ambito del processo di revisione e valutazione prudenziale (SREP). Il requisito è giuridicamente vincolante: se le banche non si conformano sono soggette a misure di vigilanza, sanzioni incluse. Detto in modo pratico, un P2R alto è la vigilanza che dice “questa banca ha rischi che il minimo standard non cattura”.
3. Capitalizzazione di mercato
La capitalizzazione di mercato rappresenta il valore complessivo delle azioni in circolazione di una banca e riflette la percezione del mercato sulla solidità e sulle prospettive future dell’istituto.
4. Credit Default Swap (CDS)
Il Credit Default Swap è un indicatore dei rischi di credito associati a una specifica istituzione finanziaria e consente agli investitori di assicurare il proprio capitale contro il rischio di default della stessa.
Esaminare attentamente questi quattro indicatori fornisce una panoramica approfondita della solidità delle banche italiane e della loro capacità di affrontare crisi finanziarie.
Classifiche complete delle banche italiane
Classifica banche italiane per CET1 Ratio
| Pos. | Banca | CET1 Ratio | Dato aggiornato al |
|---|---|---|---|
| 1 | Cassa Centrale Banca | 27,5% | 30 giugno 2025 |
| 2 | Iccrea Banca | 25,9% | 30 settembre 2025 |
| 3 | FinecoBank | 23,9% | 30 settembre 2025 |
| 4 | Banca Mediolanum | 23,2% | 30 settembre 2025 |
| 5 | Banca Profilo | 22,6% | 30 settembre 2025 |
| 6 | Banca Sella | 21,3% | 30 settembre 2025 |
| 7 | Monte dei Paschi di Siena | 16,9% | 30 settembre 2025 |
| 8 | Banca Popolare di Sondrio | 16,6% | 30 settembre 2025 |
| 9 | Credem | 16,2% | novembre 2025 |
| 10 | Mediobanca | 15,8% | 30 settembre 2025 |
| 11 | BPER | 15,1% | 30 settembre 2025 |
| 12 | UniCredit | 14,8% | 30 settembre 2025 |
| 13 | Illimity Bank (Banca Ifis) | 14,25% | 31 dicembre 2025 |
| 14 | Intesa Sanpaolo | 13,9% | 30 settembre 2025 |
| 15 | Banco BPM | 13,5% | 30 settembre 2025 |
Un dato che sorprende molti risparmiatori: le banche più grandi non sono quelle con il CET1 più alto. Intesa Sanpaolo e UniCredit stanno nella parte bassa della classifica, mentre in testa troviamo istituti cooperativi e banche specializzate. Non è un paradosso: le banche sistemiche sono soggette a buffer aggiuntivi e a una vigilanza più stretta, e un CET1 più contenuto riflette anche una redditività distribuita agli azionisti tramite dividendi e buyback. La solidità non si legge su un numero solo.
Classifica banche italiane per P2R
I requisiti Pillar 2 in vigore nel 2026 vedono in testa, cioè con il requisito più basso e quindi il giudizio prudenziale migliore:
- Credem — 1,25%
- Banca Mediolanum — 1,50%
- Intesa Sanpaolo — 1,65%
- FinecoBank — 2,00%
- UniCredit — 2,00%
Credem conferma il primato che deteneva anche nelle rilevazioni precedenti, con un requisito ulteriormente ridotto. Da notare che Intesa Sanpaolo, penultima per CET1, è terza per P2R: la vigilanza le riconosce un profilo di rischio contenuto. È l’esempio più chiaro del perché guardare un indicatore alla volta porti a conclusioni sbagliate.
Classifica banche italiane per capitalizzazione
- UniCredit — circa 128 miliardi di €
- Intesa Sanpaolo — circa 119 miliardi di €
Dati aggiornati ad agosto 2026. Il sorpasso di UniCredit su Intesa Sanpaolo è la novità più visibile degli ultimi due anni: nel 2024 Intesa capitalizzava 62 miliardi e UniCredit 57, oggi entrambe hanno più che raddoppiato il proprio valore di mercato e si collocano ai vertici del panorama bancario europeo.
Attenzione però a come leggi questo indicatore: la capitalizzazione misura quanto il mercato valuta la banca, non quanto capitale ha a protezione dei depositi. Una banca può capitalizzare molto perché è redditizia, non necessariamente perché è prudente.
Classifica CDS banche italiane più solide
I contratti di credit default swap (CDS) rispondono alla domanda: “quanto costa assicurarsi contro il rischio di fallimento di una società?”. Operano come una copertura, stipulata per mitigare il rischio di default dell’emittente, che può essere una banca, una società o persino uno stato sovrano.
Se una banca presenta un CDS pari a 200 punti base, il costo dell’assicurazione è del 2%. Di conseguenza, se il rendimento derivante dai titoli obbligazionari emessi dall’istituto è uguale o inferiore a questo valore, l’investimento potrebbe non essere vantaggioso: si pagherebbe più per la protezione di quanto si incassi di rendimento.
È consigliabile evitare le istituzioni finanziarie con un CDS eccessivamente elevato, perché un valore più alto indica un maggiore rischio di insolvenza percepito dal mercato. Come riferimento storico: prima dell’acquisizione, Credit Suisse presentava un CDS superiore a 400 punti base.
I CDS delle principali banche italiane si sono progressivamente compressi nell’ultimo biennio, in parallelo al miglioramento della redditività del settore e alla riduzione dello spread sovrano. Trattandosi di valori che si muovono ogni giorno, ti conviene consultarli su fonti di mercato aggiornate anziché affidarti a una classifica statica.
Qual è la banca più sicura in Italia?
Non esiste una risposta unica, perché ogni indicatore premia un istituto diverso. Sulla base dei dati 2026 possiamo però dire che le banche più solide in Italia sono:
- Cassa Centrale Banca — secondo la classifica per CET1 ratio (27,5%);
- Credem — secondo la classifica per P2R (1,25%);
- UniCredit — secondo la classifica per capitalizzazione di mercato.
Il fatto che tre indicatori diano tre risposte diverse non è un difetto dell’analisi: è la risposta. Nessuna banca è “la più sicura” in assoluto, e affidare tutto il proprio patrimonio a un solo istituto perché in cima a una classifica è un errore di metodo. Le classifiche cambiano; la diversificazione protegge in ogni scenario.
Il risiko bancario 2025-2026: cosa cambia per i tuoi risparmi
Negli ultimi due anni il sistema bancario italiano si è consolidato più che nel decennio precedente. Vale la pena capire cosa è successo, perché tocca da vicino chi ha i risparmi in banca.
- MPS-Mediobanca: nel settembre 2025 Monte dei Paschi era arrivata al 45,8% del capitale di Mediobanca, con l’operazione completata nell’autunno dello stesso anno.
- BPER-Popolare di Sondrio: l’integrazione ha portato BPER a una scala superiore, con sinergie attese intorno ai 290 milioni di euro l’anno.
- Intesa Sanpaolo su MPS: a giugno 2026 Intesa ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio su Monte dei Paschi per oltre 30 miliardi di euro, con conclusione attesa entro dicembre 2026 e subordinata alle autorizzazioni. L’operazione prevede il passaggio di circa 635 filiali MPS a Unipol.
Cosa significa concretamente per te? Tre cose.
La garanzia FITD non si somma dopo una fusione, si fonde. È il punto più sottovalutato. Se avevi 100.000 euro in una banca e 100.000 in un’altra ed erano entrambe coperte, dopo l’aggregazione dei due istituti in un unico soggetto giuridico la copertura complessiva torna a 100.000 euro, non 200.000. La normativa prevede una finestra transitoria in cui la doppia copertura viene mantenuta, ma è temporanea: se la tua banca viene incorporata, verifica la situazione e riorganizza i depositi entro i termini comunicati.
Meno banche significa meno opzioni per diversificare. Con 123 istituti aderenti al FITD invece di 134, chi ha capitali importanti e vuole restare sotto la soglia di garanzia in ogni banca ha meno alternative a disposizione.
Le classifiche invecchiano in fretta. Nomi che comparivano nelle graduatorie di due anni fa oggi fanno parte di gruppi diversi. Costruire una strategia di protezione del patrimonio su una classifica è come orientarsi con una mappa di ieri.
Strumenti di valutazione del rischio
Calcolatore rischio depositi
Per aiutarti a valutare concretamente la tua situazione abbiamo sviluppato un calcolatore che analizza il livello di rischio dei tuoi depositi bancari. Questo strumento tiene conto:
- Dei limiti di garanzia del FITD (100.000 €);
- Della distribuzione dei depositi tra diverse banche;
- Delle soglie di rischio raccomandate.
Utilizza il calcolatore qui sotto per valutare la tua situazione. Se invece vuoi capire quanta liquidità ha senso tenere ferma sul conto, puoi usare il nostro calcolatore della liquidità ottimale: proteggere i risparmi dal rischio bancario è solo metà del lavoro, l’altra metà è proteggerli dall’inflazione.
Calcolatore Rischio Depositi Bancari
Come proteggere i soldi in banca?
Per proteggere i propri risparmi devi:
- Limitare i depositi sui conti correnti a meno di 100.000 €: per attivare la protezione del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi o equivalenti, è consigliabile mantenere un saldo inferiore a 100.000 € per ogni banca.
- Diversificare la liquidità: se possiedi capitali considerevoli, distribuisci la liquidità su più istituti. Dopo le fusioni del 2025-2026 verifica che le banche che hai scelto siano ancora soggetti giuridici distinti.
- Scegliere banche con una solida capitalizzazione: evita gli istituti con capitalizzazione bassa e preferisci quelli con un CET1 Ratio superiore al 10% e un Pillar 2 inferiore al 2,50%. Cerca inoltre banche con CDS contenuti.
- Diversificare gli investimenti: investi in più asset class con una corretta diversificazione in base al tuo profilo di rischio, orizzonte temporale e obiettivi finanziari.
- Preferire strumenti efficienti: gli ETF sono una scelta da considerare in quanto esclusi dal rischio bail-in, perché il patrimonio è separato da quello dell’emittente. Resta però il rischio di mercato del sottostante.
- Evitare sovraesposizioni: limita l’esposizione ad azioni e obbligazioni di singoli emittenti (massimo 5% per emittente), soprattutto se hanno rating e outlook scadenti e CDS elevati.
- Non confondere protezione e rendimento: tenere tutto entro i 100.000 € per banca ti mette al riparo dal rischio di credito, non dall’inflazione. Se lasci somme importanti ferme sul conto per anni, il potere d’acquisto si erode comunque.
Questi sono suggerimenti generali per la gestione dei risparmi e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata.
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Domande frequenti
Qual è la banca più sicura in Italia nel 2026?
Non esiste una risposta unica, perché ogni indicatore premia un istituto diverso. Per CET1 ratio guida Cassa Centrale Banca con il 27,5%, per requisito Pillar 2 guida Credem con l’1,25%, per capitalizzazione di mercato UniCredit con circa 128 miliardi di euro. Proprio perché le classifiche divergono, la scelta della singola banca conta meno della diversificazione dei depositi.
Quanti soldi posso tenere in banca senza rischi?
Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi garantisce fino a 100.000 euro per depositante e per banca. Sopra quella soglia la somma eccedente entra nel passivo della banca in caso di liquidazione. Se hai capitali superiori, la strada è distribuirli su istituti diversi verificando che siano soggetti giuridici distinti e non parte dello stesso gruppo.
Il FITD ha abbastanza soldi per rimborsare tutti i depositanti?
No, e non è progettato per farlo. A fine 2025 la dotazione del Fondo è di circa 6,16 miliardi di euro a fronte di 741,9 miliardi di depositi protetti, pari allo 0,83%. È sufficiente per gestire la crisi di singole banche, come è avvenuto a fine 2025 con Banca Progetto e Smart Bank, ma non un collasso sistemico.
Se la mia banca viene acquisita da un’altra, la garanzia raddoppia?
No. Se avevi 100.000 euro in due banche diverse che poi si fondono in un unico soggetto giuridico, la copertura complessiva torna a 100.000 euro. La normativa prevede una finestra transitoria in cui la doppia tutela viene mantenuta, ma è temporanea: conviene riorganizzare i depositi entro i termini comunicati dalla banca.
In quanto tempo il FITD rimborsa i depositi in caso di fallimento?
Entro 7 giorni lavorativi dalla data in cui produce effetti il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa. Il depositante non deve presentare alcuna domanda: il Fondo usa le informazioni fornite dalla banca in liquidazione e procede al rimborso tramite la propria banca agente, senza costi a carico del cliente.

